Ora di Ottawa

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venerdì 28 dicembre 2018

Doria 1905 a Pitti Uomo 95 con Pull the hat out of the bag

La nuova avventura di Doria1905 è nel movimento. Lo arrotoli, lo srotoli, lo metti in tasca e poi: Tira fuori il cappello dalla borsa! 



Doria 1905 rende contemporaneo il concetto del viaggiare “a cappello”, tenendo a mente l’immagine visionaria di Lewis Carrol, e disegna, completando la sua iconica collezione genderless, una micro-linea di bags mirate a trasportare il fedele compagno, comodamente e con un mood assolutamente stiloso. I cappelli della collezione sono stato concepiti e realizzati per assecondare con un perfect fit le loro speciali bags.

L’idea di viaggio continua ed evolve i connotati esplorando nuove dimensioni e nuovi ambienti. Calzato da esploratori e globetrotter, il cappello Doria è l'inseparabile compagno di viaggio, pratico, ingualcibile, arrotolabile e immancabile. 


TOODORIA è la capsule Doria 1905 che si propone di esaltare ed accentuare alcuni caratteri distintivi del brand tramite pezzi “outsider” ed innovativi. Dopo la sperimentazione di prodotto avvenuta con l’applicazione di piercing, catene e zip nelle passate collezioni, questa volta Toodoria si concentra sul co-branding. Il risultato è una proiezione dei tratti caratterizzanti delle borse Alberto Olivero sul cappello, trasformando quest’ultimo in un contenitore con pocket e finiture rubate al mondo delle bags.

  PITTI IMMAGINE UOMO 95

8-11 gennaio 2019
Padiglione Centrale
Piano Attico
Stand E/3


PULL THE HAT OUT OF THE BAG!
FW19-20

Nicoletta Curradi 

lunedì 24 dicembre 2018

Pomodoro, una storia secolare che a Lesina ha trovato l'habitat perfetto


Lunga e travagliata la storia del pomodoro che  giunse in Italia dalle Americhe nella prima metà del ‘500, ma non ebbe un gran successo, forse proprio perché era una pianta radicalmente nuova, che colpiva ma anche per la forma e per il colore rosso acceso. I primi pomodori erano presumibilmente piuttosto piccoli, tanto è vero che venivano scambiati per grosse ciliegie. “Al mio gusto è più presto bello che buono”, dichiarò un medico modenese dell’epoca e in Francia venne definito “pomme d’amour”, considerandolo un buon afrodisiaco. Qualche anno dopo il botanico senese Mattioli lo chiamò “pomo d’oro”, coltivandolo per far bella mostra di sé nei vasi da giardino. Sono comunque le classi popolari che cominciarono a degustarlo per prime, friggendolo nell’olio con sale e pepe, allo stesso modo delle melanzane e dei funghi. Sulle tavole dei ricchi, ancora alla meta del ‘600, il pomodoro compariva soltanto come elemento di decoro.
Il ricettario nel quale viene menzionato per la prima volta l'ortaggio è "Lo scalco alla moderna" di Antonio Latini (1692/4), dove si propone quale ingrediente di uno stufato di verdure.
Nella prima metà del Settecento il suo uso gastronomico è ancora limitatissimo, come testimonia la sua assenza nei libri di cucina più noti.
Dopo la metà di questo stesso secolo è a Napoli, città in cui nasceranno le prime industrie conserviere, che Vincenzo Corrado propone il pomodoro per essere imbottito e fritto o per farci una salsa. Sarà proprio quest'ultima preparazione a favorire l'accettazione dell'ortaggio rosso, riconducendolo nell'ambito di una tradizione gastronomica consolidata già dal Medioevo, quella delle salse di accompagnamento per bolliti.
L’Ottocento segnerà il trionfo del pomodoro grazie al matrimonio con la pasta, celebrato anche nella ricetta “vermicelli co le pommadoro”, opera del duca Ippolito Cavalcanti.
Una delle preparazioni più semplici che vedono protagonista il pomodoro fresco è il pane con olio e pomodoro, gustoso spuntino per tutti.

In Italia il pomodoro dell'azienda agricola Turco di Lesina ha raggiunto oggi  il top della qualità : è turgido, dal profumo intenso e dal core rosso vivo.




La famiglia Turco è da sempre dedita all’agricoltura, con un’esperienza sul campo che è stata tramandata e arricchita nel corso degli anni, di generazione in generazione.
L’azienda Turco si trova nel nord della Puglia, a Lesina, sulla strada per la marina che costeggia il lago con il magnifico sfondo del Gargano. Questa rara combinazione di elementi salmastri, limo, e sole torrido offre un habitat unico ad ogni cultura di pomodoro, con grandi risultati in termini qualitativi.
La qualità di questi pomodori è un insieme di particolari doni della natura che si traducono nell’alimentazione della pianta e di seguito nella formazione del pomodoro. Le falde sotterranee del lago concimano il terreno con humus, limo, e sostanze minerali derivate dalla sedimentazione di organismi naturali che diventano un fertilizzante biologico per la pianta che lo assume direttamente dalle radici.


Il pomodoro Turco  ha un sapore del tutto particolare, unico, è intenso e delicato allo stesso tempo, con sfumature tra il saporito e l’amabile, ricco di sali minerali e di polpa fitta e compatta, il colore pieno fa scoprire la sua maturazione  dovuta all' effetto forte del sole sulle sue sostanze.
Ogni prodotto dell’azienda agricola Turco è curato con l’attenzione e la passione di chi ne fa un orgoglio personale ed è una sfida Italiana nel mondo.
I pomodori Turco vengono lavorati  subito dal momento del raccolto e sono  coltivati con rispetto per l’ambiente e selezionati a mano, seguendo i dettami della tradizione e l’attenzione alle più moderne tecniche di sicurezza alimentare.  In più, le conserve e le salse Turco, che non contengono né coloranti, né acido citrico, né conservanti, vantano un tenore di acidità bassissimo che le rende estremamente digeribili, gustose e facili da cucinare. 




Info: www.agricolaturco.it


Nicoletta Curradi

giovedì 20 dicembre 2018

Barletta e Trani, splendide perle della Puglia imperiale

È imperdibile una sosta alle città di Barletta e Trani in un itinerario nella Puglia  Imperiale.

La visita di Barletta inizia sempre dal Castello  Svevo, frutto di diverse stratificazioni e dominazioni.
Nato come fortezza difensiva, oggi ospita il Museo Civico, la Biblioteca Comunale e una sala per eventi.




In realtà, già la visuale prospettica interna merita attenzione, come anche la vista che si può godere dai bastioni. Sterminati, poi, i sotterranei, destinati alle prigioni, in tempi molto remoti. 


La Cantina della Disfida, detta anche casa di Veleno, è l’antica osteria famosa come la “Cantina della Sfida”, in cui anticamente venne allestito un succulento pranzo, secondo i costumi cavallereschi, in onore dei francesi che erano rimasti sconfitti durante una battaglia con gli spagnoli. 

Durante il pranzo, il francese La Motte, con superbia avrebbe elogiato i suoi soldati e disprezzato i soldati i italiani, definendoli codardi, inetti e sleali. Durante il banchetto, inebriati dall’ottimo vino di Barletta, i cavalieri francesi, tra i quali spiccava la figura del fiero La Motte sedevano con gli spagnoli tra cui il capitano don Diego di Mendoza che provocò i francesi comparando il loro valore a quello degli italiani suoi alleati.
La Motte e i suoi uomini non accettarono la grande offesa: essere paragonati ai “pavidi” italiani. A questo punto nacque la “Sfida”, cioè un combattimento tra i migliori guerrieri di entrambi gli schieramenti, avvenuto nel 1503.

La Cantina della Disfida di Barletta, all’interno del palazzo che secondo le fonti fu la sede del Gran Capitano delle truppe spagnole in Italia, don Consalvo Fernandez da Cordova, è ancora oggi un luogo affascinante e pieno di storia, assolutamente da visitare per ammirare costumi d’epoca, utensili e armature.
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Prima ancora di arrivare alla Cantina, proprio a due passi dal Castello, c’è la Cattedrale di Santa Maria Maggiore.
Bellissima, antica, anch’essa, come il Castello, frutto di diverse stratificazioni, che affondano le radici a tombe risalenti al IV sec. . a.C. 

La Pinacoteca De Nittis, che ha sede nel prestigioso Palazzo Marra, è una tappa obbligata per gli amanti dell"arte.. Già sede di famiglie aristocratiche, il palazzo oggi ospita la pinacoteca dedicata all’artista Giuseppe De Nittis, che, nato a Barletta, si è distinto per le sue opere molto vicine alla corrente impressionista.
Impossibile poi non recarsi ai piedi dell’Eraclio, il Colosso di Barletta., una enorme statua in bronzo posta sul fianco della Basilica del Santo Sepolcro.





A circa 10 km più a sud ecco Trani, detta la perla dell'Adriatico,  affacciata su un porto suggestivo in cui pullulano pescherecci caratteristici e dominata dal suo simbolo più distintivo, quello della splendida Cattedrale romanica. La città di Trani soffre uno scenario mozzafiato, ricco di storia e di architetture armoniose, profondamente ispirate a Federico II di Svevia, che rese Trani la sua fortezza marittima. La  città ebbe il suo massimo splendore nel '400, secolo in cui diventò fondamentale centro marittimo e di scambio del basso Adriatico. Fino al '700 furono costruiti moltissimi palazzi nobiliari visibili ancora oggi.
Il Castello Svevo, fortemente voluto da Federico II, è stato iniziato nel  1230 e fu il luogo delle nozze del figlio dell'imperatore di Svevia, Manfredi, con Elena d'Epiro, nel 1259. LmElena, in seguito alla morte del marito, giunse a Trani da Lucera e, nel tentativo di fuggire per mare, fu catturata ed imprigionata proprio in quel castello che aveva testimoniato la felicità del suo matrimonio. Federico II non limitò la sua presenza al Castello, poichè lo si ritrova anche nelle difese del porto con la funzione di proteggerne l'ingresso e nella fortificazione delle mura perimetrali della città. All'imperatore si deve anche l'importante contributo dato alla comunità ebraica, che si vide supportata con la sua salita al trono, grazie anche alla costruzione di varie sinagoghe. 



La splendida Cattedrale sul mare è composta da tre chiese perfettamente fuse tra loro in modo armonioso. Lo spazio interno è suddiviso in tre navate che si spiegano per una lunghezza importante, così come importante è lo splendore del portale, ripartito in 32 rettangoli e risalente al 1175. Oltre alla Chiesa superiore vanno visitate la cripta di San Nicola e quella di Santa Maria, oltre che all'ipogeo di San Leucio.



Il quartiere ebraico, stretto tra il porto e la Cattedrale, è una sfaccettatura della storia della città. Scolanova, il più antico tempio ebraico in Europa, dopo la cacciata degli ebrei avvenuta nel XVI secolo era diventato una chiesa con il nome di Santa Maria di Scolanova. Dal 2005 è tornato all'uso originario.


Infine per una sosta gustosa a Trani si consigliano le proposte del ristorante Chef Savino  (Info: 349 5250465).

Fabrizio Del Bimbo 

Nicoletta Curradi


lunedì 17 dicembre 2018

Orizzonti d'acqua, una mostra al PALP di Pontedera

ORIZZONTI D’ACQUA
tra Pittura e Arti Decorative
Galileo Chini e altri protagonisti del primo Novecento
a cura di Filippo Bacci di Capaci e Maurizia Bonatti Bacchini

PALP Palazzo Pretorio Pontedera



Fino al 28 aprile 2018, il PALP Palazzo Pretorio di Pontedera, ospita la mostra Orizzonti d’acqua tra Pittura e Arti Decorative. Galileo Chini e altri protagonisti del primo Novecento, curata da Filippo Bacci di Capaci e Maurizia Bonatti Bacchini e promossa dalla Fondazione per la Cultura Pontedera, dal Comune di Pontedera, dalla Fondazione Pisa, con il patrocinio della Regione Toscana. La mostra, che proseguirà sino al 28 aprile 2019, ha come protagonista Galileo Chini, una delle figure di maggior rilievo del Modernismo internazionale, e alcuni artisti che hanno condiviso con lui le esperienze del periodo, dal Simbolismo al Liberty, dalla Secessione viennese alle suggestioni dell’Orientalismo. Il tema dell’esposizione sarà l’acqua, soggetto ricorrente in quei movimenti artistici che, tra Otto e Novecento, si sono identificati con il Simbolismo e il Divisionismo.

Fil rouge che accompagna il visitatore lungo tutto il percorso espositivo, l’acqua costituisce una nota costante in tutta la produzione di Chini e racconta la sintonia dell’artista con gli sfondi ora fluviali, ora marini, dall’Arno al fiume di Bangkok, da Venezia ai centri balneari e termali di Viareggio, Montecatini e Salsomaggiore. Non ne è esente neppure la produzione ceramica, l’ambito, tra i molteplici in cui Chini si espresse, che gli diede l’opportunità di entrare nel circuito internazionale e di imporsi fin dal 1898 tra i primi interpreti del Liberty in Italia: i soggetti della fauna marina sono protagonisti nella decorazione di vasi, piatti, formelle dove l’artista gareggia con la natura nella varietà delle composizioni e nella resa cromatica attraverso stupefacenti smalti a lustro.

Ad aprire la mostra, nella prima sala, il quadro “La quiete”, esposto nel 1901 alla quarta edizione della Biennale Internazionale di Venezia, manifestazione che in maggior misura ha contribuito ai successi dell’artista e alla sua dimensione cosmopolita. Fu infatti nella città lagunare che nel 1907 il re del Siam ebbe modo di apprezzare l’allestimento della Sala del Sogno, decidendo di affidare a questo artista poliedrico, distintosi oltre che come ceramista anche come illustratore, scenografo, pittore e decoratore, la decorazione del nuovo Palazzo del Trono a Bangkok. L’esperienza thailandese influì in modo determinante sul suo bagaglio artistico, coinvolgendo la pittura di cavalletto, la decorazione e la produzione ceramica: proprio l’incontro diretto con l’Oriente, che fruttò a Chini anche l’attribuzione da parte di Puccini dell’allestimento scenico della Turandot, rese il suo un orientalismo non di maniera.

La mostra è divisa in quattro sezioni: Simbolismo e Divisionismo, L’acqua come soggetto della produzione decorativa, l’Orientalismo e la fase Secessionistica e klimtiana, ognuna delle quali presenterà dipinti, bozzetti e manufatti ceramici per accostare il visitatore alla complessità del fare artistico di Galileo Chini. E al suo fianco, in un costante confronto, le opere degli altri grandi protagonisti del Novecento italiano, a lui legati da amicizia, lavoro o sintonia culturale: Plinio Nomellini, amico fraterno, con cui condivise l’impresa della Sala del Sogno, Giorgio Kienerk, che fu precoce divulgatore del Liberty in ambito toscano, Leonardo Bistolfi, tra i promotori dell’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna organizzata a Torino nel 1902, Duilio Cambellotti, il maggior rappresentante del Decò a Roma e, ancora, l’emiliano Aroldo Bonzagni e i toscani Moses Levy, Lorenzo Viani e Salvino Tofanari. In mostra anche un arazzo di Vittorio Zecchin, l’artista veneziano.maggiormente ha tradotto in Italia lo spirito klimtiano e, come Chini, ha filtrato il linguaggio decorativo della Secessione viennese. Ci sarà infine anche uno straordinario ritrovamento: il gesso di Auguste Rodin La Danaide, oggetto di scambio tra lo scultore e Galileo Chini in occasione di un loro incontro, avvenuto probabilmente a Venezia nel 1901.


PALP Palazzo Pretorio Pontedera
Piazza Curtatone e Montanara, Pontedera (PI)
Orario: da martedì a venerdì 10-19, sabato, domenica e festivi 10-20, lunedì chiuso
Ingresso: intero € 8, ridotto € 6
Tel. +39 0587 468487 - +39 331 1542017
e.mail info@pontederaperlacultura.it - www.palp-pontedera.it

Fabrizio Del Bimbo

giovedì 11 ottobre 2018

Alla scoperta di Ruvo di Puglia




A Ruvo di Puglia,  cittadina di antiche origini, le strade echeggiano di voci  intonate e di note musicali.
Sono i cori che hanno preso parte al Ruvo Coro Festival, esordito con l’iniziativa “Voci di pace” - “Canterò per sempre l’amore del Signore”. . La rassegna internazionale è stata organizzata dalla corale polifonica “Michele Cantatore" ed è in programma fino a fine dicembre 2018.
I cori hanno allietato con le loro voci gli storici locali della Pinacoteca di arte contemporanea Domenico Cantatore per la prima parte del festival, poi la rassegna si è spostata nella splendida cattedrale romanica di Ruvo per "Voci delle cattedrali". iI Coro Musicanova di Roma, diretto dal Maestro Fabrizio Barchi, ha offerto uno straordinario concerto, molto apprezzato dal pubblico.
L’edizione 2018 del Ruvo Coro Festival ha riunito importanti cori italiani e internazionali ed è stata un'ottima occasione , oltre che per ascoltare buona musica, anche per visitare Ruvo di Puglia, che, seppure di piccole dimensioni, vanta un ampio patrimonio  storico e artistico che dimostra la sua antica e prestigiosa origine. Tra le sue bellezze spiccano Cattedrale, la Chiesa di San Domenico, il Castello, il Museo Archeologico Nazionale Jatta, palazzo Caputi, la Pinacoteca di Arte contemporanea, la chiesa e il convento di San Michele.
Il sottosuolo è ricco di testimonianze archeologiche e nel corso dei secoli sono state scoperte numerose necropoli, abitazioni di epoca ellenistica, resti di insediamenti neolitici ed una tomba risalente al IV secolo a.C.
Tutti i reperti sono  visibili nelle sale a piano terra di palazzo Jatta che formano il Museo archeologico nazionale Jatta.  L'allestimento è rimasto, per fortuna, quello ottocentesco e si possono ammirare ceramiche e terrecotte di varie epoche storiche, tra cui lo splendido Vaso di Talos.

La Pinacoteca di arte contemporanea è intitolata a Domenico Cantatore,  pittore ruvese di cui custodisce un cospicuo nucleo di opere. 




Per soste golose in centro si consigliano i ristoranti Upepidde, Mezza Pagnotta e La Chicca. Se ci si avventura nel  Parco Alta Murgia è consigliato l'agriturismo Masseria Coppa.  Se ci si sposta verso il mare è imperdibile una visita a Trani che offre monumenti di grande rilievo. Consigliata una sosta all'elegante Corteinfiore. 

Per alloggiare è comodissimo e davvero accogliente il B&B La Cattedrale, adiacente allo stupendo Duomo.

Per ogni informazione: www.prolocoruvodipuglia.it

Nicoletta Curradi

giovedì 27 settembre 2018

Con smart green power run verso l'energia del futuro


Un pieno di energia veloce e pulita per smart EQ fortwo 22kW.


Con la smart green power run si va alla scoperta dell’energia del futuro

Salire a bordo di un’auto elettrica significa guardare al futuro, oltre il semplice concetto di mobilità.  È un'esperienza assolutamente da provare, che suscita incredibile emozioni. Si entra da protagonisti, a far parte di un ecosistema virtuoso in cui il valore della sostenibilità realizza il suo significato più pieno. In questo contesto è altrettanto importante la consapevolezza di una filiera 100% green, a partire dalla produzione di energia. Ed è per questo che smart ed Enel X sono di nuovo in viaggio insieme per scoprire la natura e l’origine dell’energia del futuro. Una "green power run" lungo le strade della Toscana, passando per vari luoghii come San Casciano Val di Pesa, Amalia Laghi e Barga, ma anche alcuni dei principali impianti di Enel Green Power, la società del Gruppo elettrico che si occupa di produzione di energia da fonti rinnovabili: Larderello e Piano della Rocca. Una ‘long-run’ per vivere la mobilità elettrica oltre i confini urbani, di cui si fa ambasciatrice la nuova smart EQ fortwo. Sempre carica e scattante, grazie al nuovo caricatore di bordo da 22 kW, in grado di ricaricare la batteria in meno di un’ora.


È partita ai confini del capoluogo toscano la ‘smart green power run’, un viaggio a bordo della nuova smart EQ fortwo, alla scoperta dell’energia pulita che nasce negli impianti di Enel Green Power, leader globale nella produzione di energia da fonti rinnovabili.
”Poter ricaricare completamente la nostra smart in meno di un’ora grazie al nuovo caricatore di bordo da 22kW, potendo contare su una rete sempre accessibile e ben distribuita sul territorio, ci permette di vivere a pieno i valori della mobilità a zero emissioni, anche fuori dai confini della città” afferma Maurizio Zaccaria, smart & innovative sales Senior Manager Italia.“Questa nuova iniziativa, realizzata insieme ad Enel X, sottolinea ancora una volta l’importanza di fare sistema, integrando prodotto e servizi con l’obiettivo di realizzare un modello vincente per la mobilità sostenibile”.
“Il nostro obiettivo è quello di favorire la vita di chi guida un’auto elettrica e di eliminare la Range anxiety, ossia la paura di restare a secco di energia – ha dichiarato Lucio Tropea, Responsabile Marketing e-Mobility di Enel X. “Per questo motivo abbiamo lanciato le Intelligent Charging Solutions, un ecosistema di prodotti studiati in base alle diverse esigenze dei piloti di e-car; si va dalla JuiceBox, la nuova stazione di ricarica privata che è possibile installare nel box auto, passando per la JuicePole ossia la colonnina pubblica per la ricarica su strada, fino ad arrivare alla JuiceLamp che integra l’illuminazione pubblica a LED con la presa per fare il pieno di energia. Tutte le nostre soluzioni sono chiavi in mano, connesse, scalabili e modulabili a seconda delle necessità di privati, aziende e pubblica amministrazione”.
Con smart EQ fortwo l'ingresso nel mondo della mobilità sostenibile diventa ancora più coinvolgente. La Regina delle citycar in versione 100% elettrica combina l'agilità e il fun driving tipico di smart con una guida a zero emissioni locali: l'ideale per la mobilità urbana. Una ricarica completa della batteria assicura, infatti, un'autonomia pari a circa 160 km. Il caricabatterie di bordo consente di ricaricare velocemente smart EQ fortwo, smart EQ fortwo cabrio e smart EQ forfour, anche dalla presa elettrica domestica a una velocità doppia rispetto al modello precedente.
Grazie al motore elettrico da 60 kW (82 CV) la smart elettrica sviluppa subito una coppia di ben 160 Nm e raggiunge una velocità massima di 130 km/h, limitata elettronicamente a vantaggio dell'autonomia.
La batteria ha una capacità di 17,6 kWh ed è collocata sotto il pianale della vettura tra i due assi, in posizione poco ingombrante, sicura e vantaggiosa per il baricentro del veicolo. L'accumulatore è composto da 96 celle piatte la cui chimica è stata migliorata rispetto alla versione precedente. La batteria è garantita per otto anni o 100.000 chilometri.
Tutte le smart a trazione elettrica dispongono, di serie, di un caricabatterie di bordo da 4,6 kW, che permette di ricaricare una batteria scarica in meno di 3,5 ore alla wallbox e in meno di sei ore alla presa elettrica domestica (in entrambi i casi portando il livello di carica dal 10 all'80%). L'app “smart control” consente di monitorare la ricarica da remoto e attivare molte funzioni, come la ricarica intelligente.
Per velocizzare ulteriormente le operazioni di ricarica è oggi disponibile a richiesta anche  il caricabatterie rapido da 22 kW, che permette di ricaricare smart EQ fortwo (consumo di corrente con caricabatterie di bordo da 22 kW e funzione di ricarica rapida nel ciclo combinato: 14,5-13,9 kWh/100 km; emissioni di CO2 ciclo combinato: 0 g/km), smart EQ fortwo cabrio (consumo di corrente ciclo combinato: 14,6-13,9 kWh/100 km; emissioni di CO2 ciclo combinato: 0 g/km) e smart EQ forfour (consumo di corrente ciclo combinato: 15,3-14,5 kWh/100 km; emissioni di CO2 ciclo combinato: 0 g/km) in tempi nettamente più brevi, ossia in meno di 40 minuti (10-80%) ove possibile una modalità di ricarica trifase.
Enel si è impegnata in un piano quinquennale di installazioni di infrastrutture di ricarica nel nostro paese: 14.000 colonnine entro il 2022 per un investimento complessivo fino a 300 milioni di euro. Il piano Enel prevede una copertura capillare in tutte le regioni italiane attraverso l’installazione di stazioni di ricarica a 22kW (quick), stazioni a 50kW (fast), stazioni fino a 350kW (ultrafast).
Informazioni su: www.smart-ready-to.it, media.mercedes-benz.it e smart.com

Fabrizio Del Bimbo 

venerdì 10 agosto 2018

Al Santa Maria della Scala a Siena una mostra innovativa, Musica per gli occhi

Dal 10 agosto è aperta al Santa Maria della Scala di Siena la mostra  MUSICA PER GLI OCCHI. INTERFERENZE TRA VIDEO ARTE, MUSICA POP, VIDEOCLIP. L’esposizione, curata da Luca Quattrocchi, è un progetto innovativo per il Santa Maria della Scala  che indaga, attraverso video installazioni e video clip  la  contaminazione tra la video arte e pop music, confermando la “rivoluzione” culturale  perseguita negli ultimi anni dal Museo senese attraverso l’indagine dei linguaggi contemporanei e della loro ibridazione.


La mostra si snoda lungo un percorso articolato che sin dall’ingresso nel Santa Maria della Scala progressivamente conduce il visitatore in un mondo di immagini e suoni. “Musica per gli occhi / Music for the Eyes” si presenta come una grande installazione audiovisiva, in grado di offrire al visitatore/spettatore un’esperienza immersiva nuova e sui generis. Non una mostra sui rapporti tra musica pop/rock e arti visive, già ampiamente indagati nel loro percorso storico dai Beatles e Warhol in avanti, ma sulle interferenze che, all’insegna della visività della musica, hanno luogo da una parte nel campo della video arte, e dall’altra in quello dei videoclip.
Divisa in tre sezioni la “mostra visivo-sonora” intende analizzare lo stato di fertile contaminazione che porta non solo gli artisti a cimentarsi con il videoclip, ma soprattutto come i videoclip e la musica pop offrono ai videoartisti inediti spunti creativi e occasioni di riflessione sulla società contemporanea.
La prima sezione, centrata sulla video arte, vede la musica pop come strumento di interpretazione della cultura contemporanea, con lavori di quindici video artisti di fama mondiale come Francesco Vezzoli, Pipilotti Rist, Martin Creed, AES,  Robert Boyd e Jesper Just. La seconda sezione presenta un’ampia selezione di video cliprealizzati da famosi registi cinematografici. Quattordici mostri sacri del cinema mondiale, tra i quali  Michelangelo Antonioni,  Luc Besson, Derek Jarman, David Lynch, Roman Polanski, Wim Wenders, che hanno prestato il loro ingegno alla realizzazione di video clip musicali per importanti musicisti. La terza sezione, infine, presenta quattordici videoclip realizzati da alcuni dei più significativi ed eversivi artisti contemporanei, fra cui, Damien Hirst, Vanessa Beecroft, Keith Haring, Andres Serrano, Bansky, Andy Warhol.
Per il direttore Daniele Pitteri: “Il XX secolo e questo scorcio di XXI secolo, sono stati l’epoca in cui la dimensione visiva e quella uditiva si sono progressivamente cercate, avvicinate e poi definitivamente fuse. La nuova musica, quella che milioni di giovani in tutto il mondo amano non è fatta solo di note. È fatta anche di simboli e di musicisti/star che usano il proprio corpo come elemento di comunicazione e di relazione con il pubblico. Una musica fatta non solo per essere ascoltata, ma anche per essere vista. Con Musica per gli Occhi vogliamo indagare il miscuglio di espressività che generano a loro volta forme nuove, possibilità di sperimentazioni, in molti estreme, proprio perché esplorano a fondo le potenzialità della fusione fra la dimensione uditiva e quella visiva”.

Nicoletta Curradi