Ora di Ottawa

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mercoledì 28 febbraio 2018

Aperta al pubblico la Collezione Contini Bonacossi agli Uffizi



Capolavoro assoluto il San Lorenzo di Gian Lorenzo Bernini; riallestimento delle sale grazie al generoso contributo degli Amici degli Uffizi e dei Friends of the Uffizi Galleries
Scandita in otto sale (Fondi oro, Andrea del Castagno, Bellini, Bramantino, Mobilia, Scultura, Maiolica, Bernini) oggi la collezione offre grandi opere “che per eccezionalità e rarità sono pienamente uguagliabili a quelle custodite nelle raccolte della Galleria e si innestano nel patrimonio degli Uffizi, integrando scuole poco rappresentate, come quella lombarda tra Quattro eCinquecento,  oppure quella spagnola del Sei e del Settecento” – dice Francesca de Luca, funzionaria referente della collezione, che aggiunge che “come tocchi di luce che da soli illuminerebbero una sala di un museo, qui brillano alcuni capolavori esemplari come la Madonna della neve del Sassetta, il San Girolamo di Giovanni Bellini, la pala del Bramantino, il Ritratto di Giuseppe da Porto col figlio del Veronese, il San Lorenzo martirizzato di Gianlorenzo Bernini”. Opera giovanile, raffigurante il santo eponimo del grande scultore, secondo Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi – “è il capolavoro più fiorentino del Bernini, che nella posa del santo adagiato sulla graticola rievoca le sculture di Michelangelo sui sarcofagi della Sagrestia Nuova, giustappunto nella chiesa di San Lorenzo”.
Gli antefatti. Nell’immediato dopoguerra Alessandro Contini Bonacossi, morto poi nel 1955 a Firenze, decise di devolvere la sua collezione allo Stato Italiano. Il rispetto delle sue volontà fu confermato dagli eredi, i figli Augusto Alessandro ed Elena Vittoria.



La cosa diventò possibile solo nel 1969 grazie ad un decreto appositamente studiato e firmato dall’allora Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat: 144 opere fra dipinti, sculture, ceramiche e mobili diventarono proprietà delle Gallerie Fiorentine.Nel   1974  la  Donazione   fu   esposta   a   Palazzo   Pitti,   nei   locali   della   Meridiana,  dove   è   stata accessibile fino al 1998. Nel   1998, il cammino  di   avvicinamento  alla   sua   sede   definitiva   fa   un   altro   passo   avanti:   la collezione   in   quell’anno   fu   collocata   in   via   Lambertesca,   in   alcuni   locali   di   proprietà   della Galleria   degli   Uffizi.   Rimase   visitabile,   come   era   negli   ambienti   della   Meridiana,   solo   su appuntamento, e la Didattica e gli Amici dei Musei organizzavano le visite. Nel 2011, con l’avanzamento dei lavori per i Nuovi Uffizi, questi spazi furono connessi con ilpercorso principale del museo, ma rimase, anche per la mancanza di personale, il limite delle visite solo per appuntamento, e per occasioni speciali.I lavori per la nuova sistemazione sono stati finanziati dagli Amici degli Uffizi e dai Friends of the Uffizi Galleries, che hanno subito abbracciato l’idea di adibire questi spazi – una delle enclaves nell’infilata di sale della Galleria, particolarmente adatta dunque a contenere un insieme concluso e definito – alla Collezione Contini Bonacossi. “Per le nostre due associazioni è stata una grande gioia   poter   contribuire   al   riallestimento   di   queste   sale,   permettendo   finalmente   la   visione   al pubblico   della   preziosa   collezione   in   ambienti   che   la   valorizzano”   dichiara   Maria   Vittoria Colonna Rimbotti, presidente sia degli Amici degli Uffizi che dei Friends of the Uffizi Galleries. Nelle nuove sale, insieme ai dipinti e alle sculture di pregio si possono ammirare mobili, maioliche e oggetti (notevole il gruppo di stemmi in maiolica) seguendo la volontà degli stessi Contini Bonacossi di esporre tutta la donazione insieme. “La novità della ristrutturazione museografica delle sale Contini Bonacossi, oggi inserite nel contesto del percorso museale, si basa  sul determinante  apporto sia della luce naturale che di quella artificiale” spiega l’architetto Antonio Godoli, curatore del patrimonio architettonico degli Uffizi.
La Collezione entra dunque a far parte del normale percorso degli Uffizi, e si dà una nuova visibilità ai capolavori che la compongono, anche grazie al catalogo  Giunti.“E’ stato per noi compito imperativo – sottolinea Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi – fare in modo che una parte così importante delle collezioni statali fiorentine fosse aperta per tutti e in maniera continua. Con lo stesso spirito che ci spinge a rendere accessibile il prima possibile il Corridoio Vasariano abbiamo voluto una nuova sistemazione della collezione Contini Bonacossi in grado di permetterne la fruizione da parte di tutti i visitatori degli Uffizi”.


Nicoletta Curradi

lunedì 26 febbraio 2018

I rapporti tra Spagna e Italia nel '500 in una mostra agli Uffizi

.Alonso Berruguete, Pedro Machuca, Bartolome Ordonez e Diego de Siloe furono definiti Aguilas del Renacimiento Español per le straordinarie capacità che dimostravano e che erano il frutto dei loro prolungati studi in Italia. La mostra presenta fogli di straordinaria qualità, attribuiti con certezza a maestri come, appunto, Alonso Berruguete, formatosi fra Firenze e Roma e uno dei primi testimoni di un linguaggio ‘rinascimentale’ a ovest dei Pirenei, o come Romolo Cincinnato e Pompeo Leoni, due degli artisti chiamati a lavorare in Spagna nei più prestigiosi cantieri reali, e include inoltre disegni di Francisco Pacheco, Patricio e Eugenio Cajés, Vicente Carducho, protagonisti della stagione che chiude il Cinquecento in Spagna.



Da martedì 27 febbraio e fino al 27 maggio, le carte più belle e significative del corposo fondo di disegni custodito nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi, per la maggior parte risalente alla donazione di Emilio Santarelli (1866) ma avviato fin dalla fine del Settecento, saranno esposti nelle nuove sale dell’Aula Magliabechiana, quella che fino a poco tempo fa ha ospitato le tre tappe successive dell’esposizione dei paraventi giapponesi. A partire dal Quattrocento la Spagna aveva iniziato il processo di unificazione che la portò a diventare una monarchia, e poi un impero a dimensione planetaria, sulla base di tradizioni artistiche complesse e diversificate. “Attorno al sedicesimo secolo – spiega Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi - le tendenze politiche e intellettuali dei regni spagnoli e dei territori italiani andarono avvicinandosi,
con la conseguenza di continue e inattese sovrapposizioni, dal pontificato di papa Alessandro VI Borgia alla conquista dei domini napoletani, dall’annessione del ducato di Milano all’affermazione stabile dell’influenza spagnola sulla penisola italiana”: una simile situazione portò anche a più stretti legami in ambito culturale, favoriti inoltre dalle rotte commerciali che collegavano stabilmente ormai le diverse sponde del Mediterraneo. “Ogni artista e le sue opere sono infatti sempre il frutto di un’ininterrotta circolazione di idee e di forme – dice Marzia Faietti, direttrice del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi e curatrice, con Corinna Gallori e Tommaso Mozzati, della mostra – e quindi scrivere sul disegno in Spagna, come su quello praticato in Italia o ovunque, significa ampliare costantemente gli orizzonti di ricerca giungendo a sfiorare il punto di rottura della nozione di scuola senza tuttavia rinunciare al recupero filologico del tessuto artistico di un luogo e all’analisi della trasmissione del sapere nelle diverse botteghe”.La mostra si articola in una premessa e otto sezioni e per ricollocare le singole creazioni grafichenel loro contesto di provenienza, il percorso include anche sculture, dipinti, esempi di oreficeria e arti applicate, con l’intento di suggerire utili confronti ispirati a uno sguardo multidisciplinare, assunto come principio ordinatore.Nella premessa si mette a fuoco la situazione artistica della Spagna fra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, prima della formazione sul trono di Castiglia e di Aragona della dinastia asburgica.La prima sezione presenta la produzione di quei pittori o scultori educatisi in Italia fra gli anni Dieci e Trenta del Cinquecento, da Berruguete a Bartolomé Ordóñez, fino a Gaspar Becerra; la seconda offre il confronto fra la figura umana e la rappresentazione del nudo di questi artisti e l’arte e la trattatistica italiana. La terza sezione pone l’attenzione sull’importanza della pittura tosco-romana per la produzione spagnola attorno agli anni Quaranta-Cinquanta, grazie a opere di Luis de Vargas e Luis de Morales accostate a fogli attribuiti a Sebastiano del Piombo e di Giorgio Vasari.
La quarta si concentra invece sugli spostamenti degli artisti, tra cui spicca il caso emblematico diun pittore come El Greco, in direzione opposta, dall’Italia alla Spagna, e sul passaggio dinastico fra Carlo V e Filippo II, capace di portare un radicale ripensamento nelle dinamiche di committenza della Corona. Da qui si sviluppa, nelle due sezioni successive, un percorso nei disegni italiani legati alla decorazione della chiesa e monastero di San Lorenzo dell’Escorial e una riflessione sull’uso delle arti grafiche da parte di Filippo II per controllare e promuovere questo importantissimo cantiere. La settima sezione illustra le conseguenze della presenza di tali artisti e introduce alla grafica di alcuni autori spagnoli dell’ultimo trentennio del Cinquecento. Il percorso espositivo si conclude con una sezione dedicata ai membri di due famiglie, i fratelli Carducci/Carducho e i Cascese/Cajés, e alla loro eredità artistica e teorica.

SPAGNA E ITALIA IN DIALOGO NELL’EUROPA DEL CINQUECENTO
Fino al 27 maggio 2018, nuove sale dell’Aula Magliabechiana, Uffizi

Fabrizio Del Bimbo

venerdì 23 febbraio 2018

I Futuristi e l'incisione, una nuova mostra alla Fondazione Ragghianti a Lucca


Si è aperta il 23 febbraio alla Fondazione Ragghianti a Lucca la mostra dal titolo "Il segno dell'Avanguardia. I futuristi e l'incisione", che esplorando una volta ancora il fenomeno futurista,  si propone come occasione di studio, mai prima d’ora affrontato, su un aspetto meno noto, ma importante, dei primi decenni del Novecento italiano.

Il Futurismo, ultima corrente italiana che abbia condizionato con veemenza l’arte europea, costituendo la spina dorsale di molte avanguardie, è esaltazione della modernità e della tecnica attraverso l’adozione di scelte formali anti-accademiche, in forte polemica con ogni tradizionalismo, in tutti i campi dell’espressione artistica. La mostra si pone il compito di analizzare con un’ampia scelta di materiali, all’interno del Futurismo, la stampa incisa, fino ad oggi sottovalutata.

Sebbene tra i numerosi ‘manifesti’, redatti come proclami e in tono reclamistico, ne manchi uno intitolato L’incisione futurista, è innegabile che l’analisi di questo copioso numero di fogli incisi e stampati direttamente dalle matrici (si sono escluse, in questo contesto, tutte le tecniche di riproduzione meccanica) possa essere finalmente un momento per comprendere quanto fossero diffuse tra i futuristi le pratiche incisorie. Soprattutto quelle della xilografia e della linoleumgrafia, tecniche che, nella loro immediatezza e nell’uso di materiali sintetici, semplici da incidere, rispettavano e anzi esaltavano i princìpi stessi della modernità.

Per restituire un panorama, il più vasto possibile, che comprenda i precedenti storici e le ultime propaggini dell’attività grafica degli artisti coinvolti, la mostra copre un ampio arco cronologico che va dal Simbolismo della fine del XIX secolo fino al 1944.



La rassegna si completa con le opere grafiche di incisori che parteciparono al movimento futurista anche soltanto per una brevissima stagione o che condivisero con i suoi protagonisti le sale di un’esposizione d’avanguardia, come nel caso di Lorenzo Viani.

Lo spazio espositivo è suddiviso in tre aree tematiche, che tengono conto dello sviluppo cronologico del fenomeno.  

L'esposizione si avvale anche di un catalogo realizzato da SilvanaEditoriale, contenente saggi dei curatori Francesco Parisi e Giorgio Marini, oltre che di Niccolò D'Agati e Giacomo Coronelli.

Biglietti: intero: 3 euro. Gratuito sotto i 18 anni e per tutti gli studenti delle scuole superiori, università, accademie d’arte e conservatori
Informazioni: +39 0583 467205
 Orario: 10-13 /15-19; lunedì chiuso

Nicoletta Curradi

martedì 20 febbraio 2018

Alla Galleria Il Ponte di Firenze una mostra dedicata ad Aldo Mondino

ALDO MONDINO a quadretti
a cura di  Alberto Fiz
Galleria Il Ponte - Firenze
24 febbraio – 14 aprile 2018
in collaborazione con l'Archivio Aldo Mondino

Il Ponte inaugura una personale dedicata a Aldo Mondino, presentando una serie di opere degli Anni Sessanta, in collaborazione con l'Archivio Aldo Mondino. Le opere furono esposte nel 1964 da Sperone (Torino) e Liverani (Roma). Le serie presentate sono “Quadrettature”, “Onda”, “La Madre”...
Artista poliedrico, la sua vena creativa è alimentata da una vasta cultura che lo porta a sperimentare continuamente e reinventare correnti che lo hanno ispirato, rimettendosi continuamente in gioco. Le sue opere sono accolte nelle collezioni permanenti dei più importanti Musei nazionali ed internazionali e in numerose collezioni private. 



BIOGRAFIA
Aldo Mondino nasce a Torino nel 1938, dove muore nel 2005.
Nel 1959 si trasferisce a Parigi dove segue i corsi di Hayter all’Atelier 17 e all’Ecole du Louvre, oltre al corso di mosaico all’accademia con Severini e il suo assistente, Licata.
Determinanti per la sua formazione sono l’amicizia con Tancredi, gli incontri con Jou roy, Errò, Lebel, e con gli affermati maestri Matta e Lam. Grazie a Tancredi espone per la prima volta i suoi lavori in uno spazio, la Galerie Bellechasse, nel 1960, con quadri di influenza surrealista. Contemporaneamente si tiene una mostra organizzata da Jou roy e Lebel alla Galerie des 4 Saisons, il cui titolo, Anti-Procès, ha anche un forte contenuto politico.
Nel 1961 torna in Italia per il servizio militare. Grazie ad Antonio Carena, artista torinese proprietario della Galleria L’Immagine, realizzo la sua prima personale, con quadri che risentono ancora del periodo parigino. Nel 1962, Enrico Crispolti organizza una mostra a Venezia nella Galleria Alpha con una serie di quadri particolari: grandi scritte con, all’interno di ogni lettera, figurine che possono ricordare i codici miniati. Aldo Mondino, Nome Cognome Indirizzo, La famiglia, La scuola, La religione, La morale e Il servizio militare alcuni dei titoli. L’incontro con Gian Enzo Sperone, direttore della Galleria Il Punto, di cui era proprietario Remo Pastori, rappresenta un momento molto importante. Espone la serie delle Tavole anatomiche, tavole di pittura su masonite, rappresentazioni di un corpo umano, un microcosmo della società nella quale si vive. Contemporaneamente elabora, attraverso il suo lavoro, l’idea che il pubblico non sia più spettatore passivo, ma partecipe attivo dell’opera.
Da Sperone, nel 1964, i quadri a quadretti hanno come soggetto l’immagine emblematica di un’opera del pittore Casorati: una madre col bambino in braccio. Sempre nel 1964 espone a La Salita di Roma opere trattate analogamente ma con riferimenti presi dai tipici temi dei manuali di disegno, come l’Aereoplano, Il pittore in erba, Il serpente, Il portiere.
L’anno successivo è alla Galleria Stein di Torino: una riflessione sulla pittura, quadri con palloncini, Le cadute, bilance dove il colore sembra scivolare sul quadro. Nel 1966 espone presso la Galleria Marconi di Milano, dopo un interessante intervento a Torino con un filo rosso che attraversava le strade della città all’altezza di 160 centimetri da terra, collegando tra loro tre gallerie: Sperone, Il Punto, Christian Stein. Di nuovo da Marconi nel 1967, quindi la mostra personale da Lia Rumma a Napoli. Risale al suo soggiorno a Roma la collettiva all’Arco d’Alibert, nel 1968, poi alla Galleria Torre di Torino; in quella occasione realizza la Torre di torrone e la serie delle Caramelle. Nel 1969, sempre presso l’Arco d’Alibert, con l’Ittiodromo mostra dei pesci veri con sangue. Quindi, affitta un barcone sul Tevere nel quale colloca delle Caramelle. Poi, realizza Mamma, Agnelli e Porcòdio, presentati a Roma; dopo essere stato esposto in una galleria di Brescia, quest’ultimo viene sequestrato e l'artista condannato a pagare una multa per blasfemia.
Da quel momento, dopo un silenzio di un anno, si fa prestare la casa da un amico pur di non esporre nel circuito tradizionale. Nascono i King. Il 1970 è dedicato interamente a questa serie di quadri, è il primo incontro con la pittura e con l'artista stesso.
Nel 1972 ritorna a Parigi, in attesa che la pittura venga rivalutata. Lo stesso anno, alla Galleria L’Uomo e l’Arte di Milano vengono riproposti i 12 King, successivamente presentati alla Galleria LP220 di Torino, dove aveva anche fatto battezzare “laicamente” suo figlio. A Parigi, dedicandomi molto alla pittura, lavora dalla fine del 1973 a tutto il 1980; questo impegno si concretizza in occasione della Biennale di Venezia del 1976 (dove ripartecipa nel 1993), dove I suoi sforzi sono concentrati su un parallelismo rigorosamente filologico tra la sua arte e la composizione di Schönberg.
E’ del 1977 la mostra Mythologies quotidiennes al Musée d’Art Moderne di Parigi. La serie delle Tour Eiffel, sempre nel periodo parigino, con titoli come Le Tout Près War, è realizzata prevalentemente con la tecnica dell’incisione e diventa una specie di citazione di certe immagini espressioniste. Nel 1980 realizza due mostre alla Galleria La Salita di Roma e alla Galerie Flinker di Parigi; nel 1981 e 1983 allo Studio De Ambrogi di Milano con la serie (nella seconda) degli Angeli, e da Franz Paludetto (1984-85). Si avvicino alle suggestioni orientali da artista occidentale. E' un momento successivo quello legato al viaggio vero e proprio, in un Oriente che comincia dal Marocco e prosegue in Palestina, dove intraveda un parallelismo tra la preghiera e l'ntensa attenzione nel dipingere in modo concettuale. Presenta da Sperone Westwater a New York nel 1990 una serie che “ritrae” trentasei Sultani (vissuti tra il 1200 e il 1920). Poi la serie dei ritratti (Delacroix, Ingres, Satie, Mozart). Seguono mostre alla Fondazione Mudima di Milano, a Chicago, Ginevra, Parigi, Vienna, Londra. Nel filone orientale si inseriscono anche I tappeti, sovrapposti in composizioni a parete, con colori vivaci.
E ancora personali e partecipazioni a Fiere, al Museum fur Moderne Kunst - Palais Lichtenstein di Vienna (1991), al Suthanamet Museo Topkapi di Istanbul (1992, 1996), alla Biennale di Venezia (1993), al Museo Ebraico di Bologna (1995), all'Arte Fiera di Bologna (1998), a Mediterranea a Bruxelles, alla Galleria Marconi di Milano (1999), e ancora Galleria 1000eventi (Milano) e Sperone (Roma, The Byzantine world, 1999), alla Galleria Civica d'Arte Moderna di Trento (2000). In parallelo viaggia il suo amore per la Spagna, con la serie dei tori e toreri (mostra da Alessandro Bagnai nel 1996) e anche l'idea di realizzare lavori tridimensionali, anche in curiosi materiali quali il cioccolato, lo zucchero, accompagna il suo percorso da sempre.
Nel 2000 fa il primo viaggio in India e fa la mostra dal titolo Flowers alla Birla Academy di Calcutta. A cavallo tra il 2000 e il 2001 Santo Ficara presenta a Firenze una prima retrospettiva. Nel 2001 la splendida galleria di Norimberga Linding in Paludetto allestisce una significativa mostra di suoi lavori. L'anno successivo, dopo un viaggio a Berlino, viene operato al cuore a Milano. Ancora un viaggio in Turchia e al ritorno una mostra di paesaggi della Cappadocia alla Galleria 41 di Federica Rosso, in occasione di Artissima. Mostra nel gennaio 2003 a Torino, alla Galleria Art & Arts dell’amico Ermanno Tedeschi. Segue poi la mostra alla Galleria Raffaelli di Trento, Galleria di mercanti. I mercanti sono per lo più turchi, un ricordo ancora del recente viaggio in Cappadocia e nell’amata Istanbul. La merce da loro venduta è costituita di materiali da lui utilizzati: dai tappeti in eraclite, ai pesci, ai cioccolatini. Una forma grave di polmonite lo costringe al ricovero in ospedale, ma espone ancora alla Galleria Carlina di Torino, ad Artissima (Torino, con I nuovi temi dei cacciatori di orchidee dell'Ottocento), al MAR (alla Loggetta Lombardesca) di Ravenna - con la mostra Aldologica (dove si rivedono per la prima volta I lavori.

Nicoletta Curradi

Luce nuova per l'Abbazia di S. Michele Arcangelo a Badia a Passignano



Il nuovo impianto di illuminazione per la sala d’ingresso e il refettorio è stato realizzato grazie alla collaborazione tra Enel, Lions Club International e Comunità dei Monaci Vallombrosani.
Particolare attenzione è stata dedicata all’illuminazione artistica dell’affresco del Cenacolo di Domenico Ghirlandaio.






 Luce nuova per l’Abbazia di San Michele Arcangelo a Badia a Passignano: è stato inaugurato questa mattina il nuovo sistema di illuminazione del refettorio e della sala d’ingresso dell’Abbazia, grazie alla collaborazione tra Enel, Lions Club International e la Comunità dei Monaci Vallombrosani.

Alla cerimonia inaugurale sono intervenuti l’Abate Generale Padre Giuseppe Casetta, il presidente del Consiglio regionale della Toscana Eugenio Giani, il sindaco di Tavarnelle Val di Pesa Davide Baroncelli, il sindaco di Barberino Val d’Elsa Giacomo Trentanovi, il responsabile B2B e B2G Country Italia di Enel X Emanuele Sguazzi, il responsabile macro area centro Mercato di Enel Davide Ciciliato e il past president Lions Club Barberino Montelibertas Paolo Sardelli.

Il nuovo impianto di illuminazione è di grande pregio artistico e si caratterizza per sostenibilità ambientale, innovazione risparmio energetico: l’intervento, che è stato progettato e realizzato da Enel X attraverso la società Enel Sole e che si è concentrato sul refettorio e sulla sala d’ingresso all’interno dell’Abbazia, è stato pensato affinché i due ambienti possano godere di due tipi di illuminazione, una artistico/museale e l’altra funzionale.

Tutti i corpi illuminanti hanno una temperatura di colore pari a 3.000°K e l’impianto ha una potenza complessiva pari a 1,05 kW, rispetto ai quasi 4kW del precedente impianto, che consentirà di ottenere un risparmio energetico di oltre il 70%.

L’illuminazione artistico/museale è stata realizzata mediante l’utilizzo di piccoli proiettori a LED di ultima generazione, flessibili e professionali, che hanno la possibilità di modificare la messa a fuoco, l’ampiezza e il tipo di fascio luminoso. Ogni proiettore è “dimmerabile”, ovvero ha la possibilità di modificare l’intensità della luce fino al suo completo spegnimento. L’installazione dei proiettori su binario elettrificato dà la possibilità di spostare e riposizionare i proiettori, qualora si decidesse di modificare l’illuminazione del refettorio. Particolare attenzione è stata dedicata all’illuminazione artistica dell’affresco del Cenacolo di Domenico Ghirlandaio.

Per quanto riguarda l’illuminazione funzionale del refettorio, sono stati utilizzati dei tubi led lineari, posizionati sempre sui tiranti esistenti. Nella sala d’ingresso sono stati installati dei proiettori a forma di cubotto a led, posizionati a parete.

L’impianto elettrico è stato realizzato con cavo in rame ad isolamento minerale posato a vista, senza intaccare i manufatti esistenti. Questo materiale si caratterizza per la flessibilità, facile rimovibilità e capacità di utilizzare, a parità di corrente, delle sezioni di cavo inferiori rispetto ai normali cavi isolati in gomma.

Le operazioni sono state eseguite nel rispetto dell’ambiente di grande pregio architettonico e artistico, che ha richiesto l’esclusivo posizionamento di tutti corpi illuminanti sui due tiranti presenti nella sala del refettorio e il rispetto delle posizioni dei proiettori presenti nella sala d’ingresso.




L'abbazia di San Michele Arcangelo a Passignano è un monastero della Congregazione vallombrosana situato nel territorio delle colline del Chianti, in località Passignano, nel comune di Tavarnelle Val di Pesa, in provincia di Firenze.

Il monastero adottò la regola vallombrosana già nell'XI secolo per opera di Giovanni Gualberto, che qui morì nel 1073. Più volte distrutto e ricostruito, oggi appare più come un castello che come una comunità monastica.

Il complesso monastico appare ancora oggi racchiuso all'interno della cortina muraria quattrocentesca a pianta quadrangolare con torri d'angolo ma sono evidenti le integrazioni neogotiche realizzate alla fine del XIX secolo quando, soppressa la comunità monastica, venne trasformato in una villa. La chiesa abbaziale, a pianta a croce latina, è stata quasi interamente ricostruita dalla seconda metà del XVI secolo ed internamente affrescata dal Passignano e da Alessandro Allori.

Il complesso monastico dal 1986 è tornato di proprietà dei monaci vallombrosani.

Fabrizio Del Bimbo

lunedì 19 febbraio 2018

Nuovo allestimento agli Uffizi per Caravaggio e la pittura del Seicento




Aprono otto sale al primo piano dell’ala di Levante degli Uffizi con un nuovo allestimento, dedicate a Caravaggio e alla pittura seicentesca. Otto sale dai nomi suggestivi: Tra realtà e magia, Caravaggio e Artemisia, Caravaggio: La Medusa, Caravaggio: Il Bacco, Lume di notte, Rembrandt e Rubens, Galileo e i Medici, Epica Fiorentina. La parte del leone la fa ovviamente Caravaggio, indiscusso fulcro della pittura di quel secolo caratterizzato da passionalità forti, simbolismi e novità spesso estreme. Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, con la collaborazione di Anna Bisceglia (curatrice della pittura toscana del Seicento), Francesca de Luca (pittura del Cinquecento) e Maria Matilde Simari (pittura italiana ed europea del Seicento), ha voluto creare qui un percorso museale che offra un doppio binario di “lettura” delle opere esposte tenendo quindi conto delle differenti esigenze dei visitatori e del bisogno di approfondimento di una consistente parte di loro. Si parlava di passionalità e senza dubbio il colore scelto per i pannelli delle sale lungo il corridoio (per non intervenire definitivamente sull’originale colore vasariano) e per le pareti delle sale interne (dalla 96 alla 99), non poteva che essere il rosso. Un rosso non fiammante ed esagerato, un rosso che si trova spesso nelle stoffe e nei parati rappresentati nei quadri di quegli anni, studiato su un modello tessile dell’epoca e realizzato con pigmenti naturali utilizzati già nel ‘600. Un rosso deciso eppure, verrebbe di dire, un po’ “filtrato”.



Il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt afferma: “Il nuovo allestimento si basa su un approccio tematico e artistico che ispira e stimola la curiosità del visitatore, trasportato così nell’atmosfera del tempo e nella storia delle collezioni medicee. L’intenzione è di creare un’esperienza intellettuale sia per i non specialisti, che per gli esperti della materia. Grazie all’accostamento di pittura fiorentina e del resto d’Italia, con dipinti d’oltralpe, si recupera lo spirito internazionale del gusto dell’epoca, aperto a suggestioni provenienti da ogni paese”.“Si è cercata riaprendo la ampie finestre a lunetta una combinazione di luce artificiale e luce naturale – dichiara l’architetto Antonio Godoli che con Nicola Santini ha curato l’allestimento
museografico e il progetto illuminotecnico, messo in opera grazie al generoso contributo degli Amici degli Uffizi e della consorella americana, Friends of the Uffizi – l’accento cromatico nei toni del rosso cinabro su pannelli indipendenti e staccati dalle pareti, precede e introduce alle sale propriamente espositive dove il colore è presente in maniera diffusa; invece nelle sale che si affacciano sul piazzale degli Uffizi, la zona espositiva è circoscritta e definita con pannelli dipinti,quasi uno spazio autonomo e a se stante dal percorso, attraverso le porte in successione, verso l’attuale uscita dal museo”.“Tra realtà e magia” è la prima sala; vi si trovano i lavori di artisti ancora cinquecenteschi ma che già si discostano dai canoni manieristici. Francesca de Luca, curatrice della pittura del ‘500, chiarisce che “si tratta di esempi di pittura di ispirazione naturalistica del cinquecento maturo. E’ una campionatura, necessariamente non sistematica, dei diversi approcci al naturale con cui gli artisti dell’area padana hanno cercato di superare l’artificio eccessivo del cosiddetto Manierismo tosco-romano.” Si è potuto dar anche conto di alcuni temi non convenzionali ma giocosi come il curioso Uomo con scimmia di Annibale Carracci, o popolareschi o venati di elementi simbolici ed enigmatici che possono far capire le caratteristiche del bacino culturale in cui è avvenuta la formazione del Caravaggio: è il caso  dell’Allegoria di Ercole (che è stata ritenuta in passato anche una scena di stregoneria) dei fratelli Dossi e dell’enigmatica Maga che strangola un putto, di attribuzione incerta (Jacopo Ligozzi o Scuola Emiliana) che presenta sul colletto della donna un oscuro ricamo con scritto ZAF ARF.Nella sala che segue (“Caravaggio e Artemisia”) un bellissimo David e Golia di Guido Reni fronteggerà in giugno, al ritorno dalle mostre di Milano e Forlì, il Sacrificio di Isacco di Caravaggio, fino ad allora sostituito dalla copia antica dell’Incredulità di San Tommaso del Merisi; nella stessa sala la Decapitazione di Oloferne di Artemisia Gentileschi. Nella Sala della Medusa il magnifico scudo da parata dipinto da Caravaggio è esposto in una nuova teca sullo sfondo di un grande pannello rosso. Alle pareti, oltre all’Armida di Cecco Bravo, donato recentemente dalla sezione americana degli Amici degli Uffizi, segnaliamo la statua romana di Minerva con la testa della figura mitologica sul petto e il quadro della testa coronata daiserpenti di Otto Marsaeus e nei secoli passati attribuito a Leonardo da Vinci e ammirato dai viaggiatori come uno dei più famosi quadri degli Uffizi. 
È dedicata alla natura morta la sala successiva: intorno al Bacco di Caravaggio due Dispense dell’Empoli, un vaso di fiori di Carlo Dolci e una natura morta di Velazquez dagli evidenti richiami caravaggeschi.“A lume di notte” si intitola la sala successiva dedicata alla rappresentazione di scene illuminate da candele: al centro la Natività di Gherardo Delle Notti (Gerard van Honthorst) in cui la luce che definisce i partecipanti alla scena è in realtà emanata direttamente dal Bambino. Intorno, fra gli altri, l’Annunciazione di Matthias Stamer e la Carità romana di Bartolomeo Manfredi.I massimi maestri della pittura europea dell’epoca si susseguono infine nella sala successiva di questo percorso. “I volti ritratti da Rembrandt, Rubens e Van Dyck in dipinti di piccolo e grandeformato costituiscono una successione di opere giustamente celebri che riunite sono un insieme emozionante, denso di spunti per riflettere sulla grande pittura del Seicento che fu soprattutto  europea per la vivace circolazione delle idee e per i molti e continui contatti tra artisti e committenti che non si curavano poi molto dei confini territoriali – dice Maria Matilde Simari, curatrice della pittura italiana ed europea del Seicento – . Da queste sale ci si augura che possaaffiorare non solo l’esaltazione di alcuni capolavori, ma soprattutto la possibilità di intuire, anche per il visitatore frettoloso, alcuni aspetti salienti di un secolo straordinario, un secolo di circolazione culturale, di novità artistiche, di curiosità verso la realtà quotidiana e verso un mondoche si rivelava sempre più vasto e complesso”. Alla ritrattistica europea è accostata quella fiorentina. Giganteggiano nella sala successiva il Ritratto di Galileo Galilei e il monumentale triplice ritratto di Cosimo II, Maria Maddalena d’Austria e il figlio Ferdinando II, ambedue di Giusto Sustermans. Il triplice ritratto contiene unacuriosità legata a un piccolo mistero. La granduchessa indossa un fermacapelli circolare sul quale splende un grosso diamante giallo: è il celebre “Fiorentino”, un diamante di 138 carati  che Ferdinando I aveva acquistato nel 1601 e aveva fatto tagliare a Venezia. Questa gemma venne portata  a Vienna dai Lorena, e non se ne ha più notizia dagli inizi dell’Ottocento.Nell’ultima sala del percorso, “Epica fiorentina”, spiccano un teatrale Rinaldo e Armida di Cesare Dandini, che si ispira al poema del Tasso, e una piccola e preziosa Santa Caterina d’Alessandria di Francesco Furini. “I temi letterari tratti dall’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e dalla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso – spiega Anna Bisceglia, curatrice dellapittura toscana del Seicento -  sono in assoluto i soggetti di maggiore successo a Firenze nella prima metà del secolo, e piacevano sia per l’aspetto di moderna favola mitologica sia per la simbologia morale che si leggeva nelle storie di eroi ed eroine di entrambi quei poemi.



Nicoletta Curradi  

giovedì 15 febbraio 2018

Success for the Chianti Classico Collection 2018




The presentation of the new Chianti Classico vintages to the top experts in the sector, a unique opportunity to get to know the denomination, its labels and the latest news from one of the territories, has been concluded in the last days at the Stazione Leopolda in Florence.
The numbers are increasingly important: 186 companies for 659 labels in tasting. A total of over 9000 bottles have been opened and served by a team of 50 sommeliers in the two-day event, attended by over 250 journalists from 30 different countries in the world and more than 1800 operators, Italians and foreigners. 59 the barrel previews of the 2017 vintage and 92 labels of Chianti Classico Gran Selezione.
"We arrive this year in Florence after a difficult season - said Sergio Zingarelli, President of the Chianti Classico Wine Consortium - but we managed it with the best weapons on which the today's modern winemaker can count: deep knowledge of their territory and the ability to know how to wait for the right moment. Thus, while on the one hand we had to record a significant decrease in production in 2017. As always, the Collection shows to be critically examined our work in recent years, not just the harvest just passed. Our "year of wine" begins with the Collection and I feel obliged to take this opportunity to continue to emphasize the importance of our territory in its many aspects, ranging from scenic beauty to the wine making vocation, to its human and social aspects. This year's edition, the twenty-fifth, speaks of a great strengthening of the name: in addition to the economic numbers, participation by both members and the press and sector operators marks an historical record".
At the Leopolda it was also possible to taste the oils of 23 producers of DOP Chianti Classico.


This year the event's partners were also important names of food and wine industry linked to this, as some of the best Italian PDO products that, under the institutional hat of AICIG (the Italian Association of Geographical Indication Consortia), were presented to the public of the Collection through meetings and tastings by: Consortium for the Protection of Parmigiano-Reggiano PDO, Consortium of Tuscan Ham PDO, Consortium for the Protection of Finocchiona PGI, Consortium of Olive Oils Protection La Bella della Daunia PDO, Consortium for the Protection of the Mozzarella Cheese of Bufala Campana PDO, Consortium for the Protection of Pecorino Toscano DOP, Consortium for the Protection of Balsamic Vinegar of Modena PGI, Consortium  for the Protection of Grana Padano DOP.

The tasting of the proposed wines did not disappoint even this year. Among the 2016 years, Antico Borgo di Sugame,which has hints of mint and traces of wood, Carpineto, which is sapid and well-structured, Casale dello Sparviero, which denotes the taste of red fruits and violets, Castello di Ama, with floral and cherry features, Castello Vicchiomaggio San Jacopo, which is sapid and persistent on  the palate, Collazzi - Bastioni, spicy and with strong tannin, Guidi 1929 San Giorgio allo Spadaio which offers floral and citrus notes.  stand out. The 2015 vintage was good for Borgo La Stella, Castello di Verrazzano, Fattoria Montecchio, Ormanni. As for the 2015 reserves, it is worth mentioning Antico Borgo di Sugame, Felsina and La Sala.

Despite the drought of 2017 there was a record in sales with three 37 million bottles sold in 140 countries worldwide, said the President of the Consortium Sergio Zingarelli and the new Director Carlotta Gori. The USA is confirmed as the first market for naming, which absorbs 33% of total sales, up 1% compared to 2016. Growth was also recorded in the domestic market, where 23% of bottles are sold. In third place we find Germany, followed by Canada, Scandinavian countries, United Kingdom, Switzerland, Japan. 

Sergio Zingarelli said he was very satisfied with the positive trend in the US and Canada. The production of Chianti Classico 2017 due to drought was around 207,000 hectoliters with a 37% drop compared to the previous year, the lowest quantity for 40 years. However the quality has always remained very high. It should be remembered that the production district of the Chianti Classico has a global turnover of over 700 million euro.




Nicoletta Curradi 

domenica 11 febbraio 2018

A Firenze le Anteprime dei piccoli consorzi e del Consorzio Vino Chianti


Con  un testimonial prestigioso come Sting, che ha cantato "Message in a bottle", si è aperta ufficialmente il 10 febbraio  a Firenze la settimana di Anteprime di 16 Consorzi toscani di tutela del vino. L’evento inaugurale delle Anteprime si è svolto alla Fortezza da Basso.
I primi consorzi a presentare i propri vini sono stati quelli cosiddetti minori, quelli più piccoli ma non certo inferiori in qualità. È stato possibile 
degustare le migliori bottiglie della nuova annata di produzione di 11 consorzi toscani: Carmignano, Casole d’Elsa, Colline Lucchesi, Cortona, Elba, Maremma Toscana, Montecarlo di Lucca, Montecucco, Pitigliano e Sovana, Val di Cornia e Valdarno di Sopra.

Un'interessante degustazione guidata ha visto protagonista il vitigno Sangiovese e la sua sempre crescente popolarità. Tra i vini assaggiati tante eccellenze :
Fattoria Il Poggio Otium
Montecarlo rosso presenta i sentori di mora e di pepe tipici del Syrah. 
Agricola del Nudo Nudo rosso Doc Maremma Toscana 2016  presenta tannini delicati  e sentori di pepe nero, oltre ad una notevole persistenza al palato. 
Acquabona Elba rosso  2015  contiene merlot 25 %, e 75 % sangiovese e presenta caratteristiche floreali e di frutti neri. 
Cantina di Pitigliano Sovana Vignamurata Superiore 2016 DOC  è un vino tannico molto giovane, con acidità ben bilanciata e molto  fruttato. Il suo terroir è vulcanico d'alta collina. 
Leuta  Solitario di L'euta Cortona  2011 è 100 % sangiovese. Il terroir è caratterizzato da sabbia e argilla. Il profumo è estremamente fruttato: frutti rossi e neri, vaniglia e sentori di sottobosco. 
Caciorna Pietro, Macchie Terre di Casole 2014 Doc  presenta alta acidità e profumi di  fragola e di tannini tardivi. È il migliore tra tutti questi vini a mio parere. 
Poggio al Gello Rosso del Gello Montecucco Sangiovese Riserva Docg 2012 viene da alte  colline vulcaniche vicine al mare :  è speziato e profuma di frutti neri, violetta e legno di cedro. 
Giomi Zannoni Val di Cornia Rosso 2015 sa di  frutti rossi e nasce in  un terreno ferroso. 
Fattoria Ambra Carmignano   Elzana Riserva 2013  Docg ha profumi  floreali di rosa, violetta fresca, ribes, tabacco dolce e sottobosco. 
Tenuta di Valgiano  Colline Lucchesi Rosso  Doc  2015 profuma di  frutti neri   ginepro, legno orientale. Ha molti tannini  ed è giovanissimo. 
Tenuta Setteponti Vigna dell'impero Valdarno di Sopra Sangiovese 2015 Doc  ha un colore acceso e profuma di  fiori secchi e di spezie. 
Tra i vini degustati spiccano:
Consorzio Vini Cortona 
Bramasole Cortona 2012 (Syrah) de La Braccesca
Di Ego  2015 Cortona Syrah  Doc  di Roberta Pasini
Dardano Sangiovese 2014 (Syrah) di Az. Stefania Mezzetti 
Consorzio di Tutela Vini Doc Bianco di Pitigliano e Sovana 
Rasenno Bianco di Pitigliano Doc Superiore (Trebbiano, Chardonnay) di Cantina Vignaioli del Morellino di Scansano 
Nel tufo Ciliegiolo Doc di Cantina Coop. di Pitigliano Sac
Consorzio Vini delle Colline Lucchesi 
Picchio Rosso Doc 2015 (Sangiovese, Merlot, Cabernet, Sauvignon), di Colle di Bordocheo
Fattoria  Sardi Rose' Igt 2017 (Sangiovese, Ciliegiolo, uve bianche) di Fattoria Sardi Giustiniani 
Consorzio Vini D. O. C. Montecarlo 
Particolare Brut Rose' Spumante (Sangiovese e Syrah) della Tenuta del Buona icon. Veramente molto buono! 
Montecarlo bianco (Trebbiano, Sauvignon blanc, Vermentino, Roussanne) di Fattoria del Teso
Montecarlo  bianco  (Trebbiano, Vermentino, Roussanne, Pinot bianco) 
di Fattoria Vigna del Greppo
Consorzio Tutela Vini Montecucco 
Montecucco Sangiovese Docg Riserva 2011 Cenere di Amiata
Montecucco Sangiovese Docg Riserva 2013 Poggio L'ombrello di Collemassari
Montecucco Sangiovese Docg 2015 Podere Montale


L'11 febbraio è stata la volta del Consorzio Vino Chianti, che ha previsto Chianti Lovers, evento aperto al pubblico. 
Oltre 100 aziende e 500 tipologie di vino pronte per essere degustate nella nuova edizione dell’Anteprima promossa dal Consorzio Vino Chianti, che quest’anno ha visto l’esordio della partecipazione del Consorzio di Tutela del Morellino di Scansano.
I vini da segnalare tra le Anteprime 2017 sono:
Antico Borgo La Torre
Dianella
Fattoria Casalbosco
Guidi 1929
Gabbiano
Salcheto
Trnuta Il Corno



Nicoletta Curradi

giovedì 8 febbraio 2018

Van Dyck e i suoi amici. Fiamminghi a Genova 1600 - 1640, una mostra da non perdere a Palazzo della Meridiana

Dal 9 febbraio apre i battenti al Palazzo della Meridiana a Genova lamostra dal titolo "Van Dyck e i suoi amici. Fiamminghi a Genova 1600 - 1640", aperta fino al 10 giugno 2018, organizzata dall'Associazione Amici di Palazzo della Meridiana e curata da Anna Orlando. L'esposizione intende raccontare una straordinaria ed unica stagione pittorica per l’Europa. Sono esposte cinquanta opere selezionate da musei e collezioni private, per offrire al pubblico un raffinato distillato della storia dell’arte europea cinquecentesca. Nel XVII secolo  Genova è crogiolo di culture, emporio commerciale ma anche artistico, effervescente centro propulsore di bellezza.
Otto le opere di Van Dyck che offrono l’occasione per ammirare dipinti mai esposti prima come la “ Ninfa e il Satiro” realizzato da Van Dyck in collaborazione con Jan Roos. In mostra una raccolta di opere con brani di vita quotidiana, composizioni con natura morta, battaglie navali o terrestri, paesaggi e lo straordinario accostamento tra opere “ispiratrici” di Van Dyck e soggetti riproposti dai “colleghi” che tentavano di eguagliarne la straordinaria tecnica e raffinatezza.
Quattro le sezioni che si aprono dopo un video iniziale realizzato per contestualizzare lo straordinario periodo in cui le opere sono nate: “La colonia dei pittori fiamminghi in città”, “Maestri e allievi. Gli atelier fiammingo - genovesi”, “Van Dyck e l’arte del ritratto” e “Van Dyck e il sacro”.
Anna Orlando è uno dei massimi esperti a livello internazionale per la pittura genovese dal Cinquecento al Settecento. Con questa mostra condivide con il pubblico 25 anni di ricerca sul grande maestro fiammingo e sugli altri artisti  che nello stesso periodo di splendore scelsero Genova come temporanea o definitiva patria di adozione.



Il percorso espositivo affronta i vari temi legati al momento in cui il giovane Anton van Dyck, l’allievo prediletto di Rubens, che già aveva spopolato nella Superba con importanti commissioni pubbliche e private, arriva a Genova da Anversa poco più che ventenne, cavalcando il destriero regalatogli proprio da Rubens.
Il viaggio in Italia era tradizionale tappa dei pittori fiamminghi e Van Dyck vi rimase per sei anni, studiando e analizzando i lavori dei grandi artisti del Quattrocento e del Cinquecento e dove si affermò la sua fama di ritrattista. Il 3 ottobre 1621 partì dalla città natale alla volta della prima tappa italiana: Genova. Arrivò nella città marittima, in quel tempo retta da un governo dogale, il 20 novembre 1621 e prese alloggio nella dimora dei pittori e collezionisti d'arte fiamminghi Lucas e Cornelis de Wael. Al suo arrivo a Genova, Anton aveva già realizzato circa trecento dipinti.  Presentato alla migliore aristocrazia cittadina, ebbe modo di ritrarre alcuni esponenti delle più facoltose famiglie del patriziato locale (Spinola, Durazzo, Lomellini, Doria, Brignole):  il suo immediato successo è dovuto in modo particolare alla fama di Rubens, che era vissuto e aveva lavorato molto a Genova, e di cui Van Dyck era visto come il nuovo rappresentante e continuatore. Rimase a Genova fino al 1627 con continui spostamenti nel resto della Penisola. I preziosi dipinti di Van Dyck offrono un saggio della sua meravigliosa arte ritrattistica, ma anche permettono di capire come affrontava i soggetti mitologici e quelli sacri lasciando un segno indelebile nella pittura genovese. Sono presenti opere di altri pittori come Giovanni Battista Paggi e Domenico Piola.

Info: www.palazzodellameridiana.it

Orari: Da martedì a venerdì dalle 12 alle 19; sabato, domenica e festivi dalle 11 alle 19. Chiuso il lunedì. Biglietti: Intero 7 euro, ridotto 5 euro.

Nicoletta Curradi

lunedì 5 febbraio 2018

Inaugurato il nuovo auditorium Vasari degli Uffizi e le nuove sale sulla storia del Museo




Un nuovo luogo a Firenze per la valorizzazione culturale, l’educazione e la diffusione di conoscenza: uno spazio appositamente attrezzato per ospitare conferenze, convegni scientifici, dibattiti pubblici e manifestazioni culturali in un’ampia accezione”, Con queste parole Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi, ha salutato l’inaugurazione dell’Auditorium che, a ragione, è dedicato a Giorgio Vasari, architetto del complesso.Infatti le nuove sale nel braccio di ponente degli Uffizi sono le uniche che conservano ancora perfettamente il modulo vasariano originale (una sala grande affacciata sul porticato, con due stanze retrostanti più piccole), a ripetizione. Questi spazi originariamente ospitavano le udienze e gli uffici di alcune magistrature fiorentine (Conservatori di legge, Pupilli, Grascia). “I lavori di restauro, che hanno interessato per la prima volta il piano terreno dei cosiddetti Uffizi Corti, – afferma Andrea Pessina, Soprintendente all’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per Firenze, Prato e Pistoia – hanno consentito di eseguire alcuni importanti approfondimenti di carattere archeologico, facendoci compiere un ulteriore passo avanti nella conoscenza, mai del tutto esaustiva, dell’immensa fabbrica degli Uffizi.”Le soluzioni architettoniche e tecnologiche sono state appositamente studiate e adattate per le particolari caratteristiche degli ambienti interessati, adottando il criterio di rispettare al massimo tutte le stratificazioni e le modificazioni intervenute nella grande fabbrica vasariana in oltre quattro secoli e mezzo di vita. E’ inoltre stato possibile collocare e restituire al pubblico i bellissimi portoni antichi, uniche testimonianze rimaste degli arredi lignei delle residenze delle Arti e delle Magistrature trasferite agli Uffizi nella seconda metà del Cinquecento. Si trattadi autentici capolavori dei legnaioli fiorentini, ricchi di particolari e raffinati intagli, che spaziano dalla semplicità e rigore della porta dei Mercanti di Calimala - chiodata e spartita da ventiquattro formelle rettangolari prive di stemmi o emblemi - alla ricchezza della Porta delle Suppliche – con le sei formelle finemente intagliate su disegno di Bernardo Buontalenti. Le porte  sono ora esposte secondo un progetto sviluppato sotto la direzione di Alessandra Marino, Soprintendente per i Beni Architettonici fino al 2016. L’Auditorium Vasari – attrezzato con un sistema di proiezione e amplificazione audiovisiva con uno schermo a scomparsa – sarà collegabile con il percorso interno del museo, oppure in alternativa potrà funzionare come struttura indipendente accessibile dall’esterno. Perciò una delle sale è attrezzata con uno spazio guardaroba. Accanto all’auditorium si trova la Sala dell’Arianna dormiente, che ricorda l’importanza della statuaria classica all’origine del collezionismo mediceo agli Uffizi e annuncia le sale del futuro Antiquarium, che verrà realizzato al piano terra nei prossimi anni. Sotto il cinquecentesco, monumentale Stemma Mediceo, al centro della sala riposa la grande statua marmorea dell’Arianna Dormiente, copia romana di una scultura ellenistica del III secolo a.C. Accostata alla parete si può ammirare la testa originale della scultura, sostituita da un’altra di mano di Francesco Carradori dopo il suo arrivo a Firenze nel 1787. Nella Sala della Fondazione degli Uffizi sono esposti gli otto sedili della fine del Cinquecento che, originariamente erano situate a Palazzo Pitti, e che riproducono a bassorilievo in marmo le medaglie di fondazione degli Uffizi con le gesta di Cosimo I. Nel nuovo spazio a loro dedicato, questi frammenti architettonici riacquistano un senso storico e una dignità documentaria che, nei rivolgimenti architettonici settecenteschi di Palazzo Pitti, erano andati perduti. La sala seguente è dedicata alla Fabbrica degli Uffizi, e ospita i modelli costruiti in occasione della mostra vasariana del 2011. La terza sala, invece, dedicata ad Arata Isozaki, documenta il celebre concorso internazionale sull’uscita degli Uffizi, vinto dall’architetto giapponese.


Nicoletta Curradi

domenica 4 febbraio 2018

Fino al 5 febbraio Immagine Italia & Co. alla Fortezza da Basso

E' tornato a Firenze Immagine Italia & Co. che si conferma ancora una volta l’appuntamento annuale imperdibile per tutti gli operatori dell’underwear sia italiani che esteri ai quali viene riservato in esclusiva l’ingresso della fiera.


Dal 3 al 5 febbraio p.v., in Fortezza Da Basso, va in scena l’undicesima edizione di Immagine Italia & Co. la fiera dedicata alle anteprima di collezioni intimo-lingerie.
Razionale, elegante e spaziosa nel suo consolidato concept, Immagine Italia & Co. mantiene la sua posizione di rilievo nel panorama fieristico di settore che l’hanno portata ad essere definita il “salotto bello delle fiere”, ideale per incontrare le migliori proposte ottimizzando tempi ed occasioni di business.
Un percorso intenso ed interessante che nasce come piattaforma di lancio del binomio biancheria per la casa e biancheria intimo-lingerie.
Dopo sei anni: la metamorfosi. Immagine Italia &Co. diventa l’unico appuntamento in Italia per il settore biancheria intima e lingerie.
In questo lungo ed ambizioso percorso si conta la presenza di oltre 3.400 brand e 90mila visitatori.
Nutrita ed interessante anche l’edizione 2018 di Immagine Italia & Co. che si presenta con oltre 200 brand, fra i più prestigiosi, di cui 28 fra nuove presenze e graditi ritorni.
I brand esteri, provenienti prevalentemente da Paesi Europei, rappresentano il 35% sul totale delle presenze, dimostrando ancora una volta che Immagine Italia & Co. si consolida sempre di più una vetrina internazionale.

Immancabile e protagonista assoluto è l’appuntamento “fashion” con le anteprima di collezioni autunno-inverno 2018-2019.
In passerella sfilano capi ed accessori intimo-lingerie in perfetta sintonia con le più attuali tendenze moda. La tipologia dei prodotti esposti è di fascia alta e medio-alta.
Ogni giorno: sfilate moda collettive e individuali, fra quest’ultime anche quelle di due gruppi stranieri.
Confermata anche per l’edizione 2018 la presenta del prestigioso Gala delle Stelle organizzato da Linea Intima.
Ogni anno la Camera di Commercio di Pistoia, ente organizzatore dell’evento, mette in campo un’intensa strategia di promozione e internazionalizzazione che, attraverso inviti ed ospitalità, è finalizzata ad incrementare, edizione dopo edizione, la partecipazione di buyer italiani e stranieri.
Per questa edizione 2018 sono in crescita le richieste di buyer esteri che vogliono essere accreditati in fiera, soprattutto dai Paesi dell’Est. Si mantengono costanti le presenze di buyer europei con particolare riferimento a Belgio, Grecia e Cipro.
Nel dettaglio i buyer esteri sono provenienti da tredici Paesi: Belgio, Bulgaria, Cipro, Francia, Germania, Grecia, Inghilterra, Libano, Portogallo, Russia, Slovacchia, Spagna, Ucraina.
I buyer italiani ospiti di Immagine Italia & Co. saranno circa 150 tra i più riconosciuti nel settore.
Tipologia di visitatore:  boutique di lusso, grandi  magazzini, negozi al dettaglio, negozi on-line, catene di negozi, agenti, distributori e importatori.
Sono attesi numeri importanti di visitatori provenienti da tutta Italia e da Paesi esteri interessati e coinvolti nella strategia di promozione adottata dall’ente fiera..
Alla data del 30.09.2017 il settore della produzione della biancheria intima conta in Italia 1.714 imprese attive, con un totale di circa 14.697 addetti, che se sommati al settore della calzetteria, fanno 2.554 imprese con oltre 25.993 addetti.
Per quanto riguarda la biancheria intima, la regione con il maggior numero di imprese è la Lombardia (414 imprese che costituiscono il 24% del totale Italia) a cui seguono la Puglia (352 imprese, il 21% del totale) e la Campania.  La Toscana si trova al quarto posto con 122 imprese attive seguita dal Veneto e pesa sul totale nazionale per il 7%.
Pistoia risulta la seconda provincia per importanza a livello regionale dopo Firenze con il 28%% del totale imprese toscane del settore e al 12° posto a livello nazionale con  il 2% del totale Italia.
Anche nel comparto di produzione di calzetteria fa da padrona la Lombardia con 549 imprese attive (il 65,4%). Seguono la Puglia (121 imprese, il 14,4%) e la Toscana con il 4,4%.
Nonostante una contrazione del numero delle imprese registrata nel corso degli anni, conseguenza della crisi economica che non ha risparmiato i settori dell’intimo e della calzetteria, il peso del valore delle esportazioni di questi settori rimane pur sempre considerevole.
Nel settore della biancheria intima, nel periodo gennaio-settembre 2017 a livello nazionale sono state esportate merci per un valore di oltre 2 miliardi e 649 milioni di euro, con una variazione in crescita rispetto allo stesso periodo del 2016 pari al 7%.
La bilancia commerciale in questo settore è negativa ma diminuisce molto la forbice fra le importazioni e le esportazioni: nei primi 9 mesi del 2015 le esportazioni avevano rappresentato l’89% delle importazioni in valore, nello stesso periodo del 2016 sono risalite a rappresentarne il 93,4%, per raggiungere il 99,1% col 2017. Dal 2016 al 2017, sempre con riferimento ai primi 3 trimestri dell’anno, le importazioni sono cresciute infatti solo dello 0,4%.
I Paesi dove maggiormente si sono indirizzati i flussi export nei primi 3 trimestri del 2017 sono principalmente europei (il 77%).
La distribuzione per i principali partner europei è la seguente:
  • Germania (11,5% del totale esportato con una crescita di 11%)
  • Francia (10,5% del totale esportato sostanzialmente stabile)
  • Spagna (8,7% del totale esportato con un aumento del 4%)
  • Regno Unito (8,5% del totale esportato con una crescita del 2,2%)
  • Svizzera (5,5% del totale esportato con un aumento del 5,5%)
Continua la ripresa del valore di biancheria intima esportato in Russia che nel periodo in esame esprime una crescita del 41%, rappresentando il 4% del totale esportato.
Notevole l’export verso l’Asia (15,7% del totale esportato con un aumento del 10%).
Crescono anche le esportazioni verso gli Stati Uniti, del 5,6% nei primi nove mesi del 2017 (4,5% del totale esportato).
Nel Medio Oriente è indirizzato il 3,9% del valore esportato totale con una variazione in aumento del 10,3%.
Andamento nel settore della calzetteria
Nel periodo gennaio-settembre 2017 a livello nazionale sono state esportate merci per un valore di quasi 530  milioni di euro, con un aumento rispetto allo stesso periodo del 2016 del 5%.  I mercati di riferimento sono quasi esclusivamente in Europa, che riceve il 91,7% dei flussi e che vede un aumento del valore esportato pari a 4,6%.  Buona la performance delle esportazioni nell’Area del Mediterraneo con un aumento del 16,5% rappresentando il 16,6% del totale esportato. Tornano a crescere le esportazioni dirette in America (2,8%) e in Asia (15,4%) dopo la flessione riscontrata nello stesso periodo dell’anno precedente.
Crescono anche le importazioni dell’8,4% ma si mantiene molto positiva la bilancia commerciale del settore con un valore esportato complessivo di oltre 286 milioni di euro.
Tendenze moda
Quali saranno i tratti distintivi della lingerie e della corsetteria del prossimo inverno ? Ce lo svela lo studio messo a punto da MarediModa, il salone internazionale dei tessuti mare, intimo e athleisure e accessori – e condotto da WGSN, riferimento mondiale per il trend forecasting, David Shah, istrionico guru delle previsioni di stile nonché editore di Textile View e NABA, Nuova Accademia di Belle Arti Milano. Si tratta di un trend forecasting suddiviso in due macro temi messo a punto sulla base di indicatori di stile e sociali.
“Girl Gang”  reinventa il gusto degli anni ‘90 trasformando la lingerie in un inno al femminismo, sbandierato da nuove generazioni di giovani donne che fanno sentire la loro voce. Un  trend che mette in risalto un gusto di tipo grafico, audace e fresco, per esaltare al massimo una bellezza giovane e sofisticata, contaminata da tratti genderless e androgini. L’intimo si libera dalle costrizioni del suo passato per mostrarsi più contemporaneo e lineare senza rinunciare all’intrigo. Una visione più asciutta e simbolica che vede protagoniste le grafiche, urlate o sussurrate per un nuovo modo di pensare alla femminilità, veicolando un messaggio di sicurezza e attivismo scritto con un linguaggio artistico capace di unire le generazioni future.
“Precious” esplora un nuovo modo di raccontare la lingerie ispirato dallo stile boudoir e da un gusto lussuoso.
Minimale e sobrio, questo trend rielabora raffinatezza ed eleganza in chiave moderna ed originale. Una cartella colori dai toni cipria si scontra con stampe grafiche e digitali giocate attraverso trasparenze e sovrapposizioni. Vedo non vedo per sorprendere, sofisticate passamanerie e stampe di broccati usurati dal tempo creano un delicato racconto senza tempo, piacevolmente moderno, arricchito dall’uso di tonalità forti e coraggiose.


Da segnalare la sonora e suggestiva sfilata del gruppo Wacoal.

Nicoletta Curradi

venerdì 2 febbraio 2018

Le stelle della danza a Danzainfiera 2018

Dal 22 al 25 febbraio alla Fortezza da Basso di Firenze
Manca poco alla XIII edizione di Danzainfiera che torna alla Fortezza da Basso di Firenze dal 22 al 25 febbraio2018. Cresce l'attesa per l'evento di danza più importante a livello internazionale a cui parteciperanno i nomi più importanti del mondo della danza. Ci saranno centinaia di lezioni e stagepresieduti da maestri di fama internazionale, decine di stili e generi differenti, decine di audizioni di scuole prestigiose, tanti spettacoli in anteprima, diverse rassegne di tutti gli stili di ballo, e ospiti internazionali.
Guest star provenienti da tutto il mondo
Saranno tantissimi gli ospiti internazionali da incontrare a Danzainfiera e da ammirare durante gli stage nei quattro giorni di programmazione della manifestazione.
Per gli amanti del classico arriveranno due stelle della danza: Alicia AmatriainPrincipal dello Stuttgart Ballet e Iana Salenko prima ballerina dello Staatsballet di Berlino. Entrambe terranno uno stage e si esibiranno durante il Premio Danzainfiera.
Gli appassionati di Flamenco avranno invece a disposizione il talento assoluto Antonio Marquez,apprezzatissimo per la sua tecnica perfetta e la sua espressività drammatica. Direttamente dall'ultimo tour di Madonna ci sarà Marvin Gofin, con uno stage di Hip Hop coreografico. Chi ama le contaminazioni contemporanee avrà modo di partecipare ad uno speciale laboratorio coreografico di sperimentazione e ricerca con l’eclettico Emanuele Cristofoli in arteLaccio, direttore artistico della trasmissione tv Dance Dance Dance, in onda sul Fox Life dal 17 gennaio.
Soy Luna, uno show imperdibile targato Disney Channel!
Grande sorpresa per tutti i fan della famosissima serie Disney Channel Soy Luna che ha per protagonisti l'attrice e cantante messicana Karol Sevilla (Luna) l’italianissimo talentoRuggero Pasquarelli (Matteo): una produzione di grande successo dove i giovani attori ballano sui pattini, cantano e si innamorano. Alla Fortezza da Basso di Firenze, sarà proposto un calendario di attività e di spettacoli con i brani più amati di quello che è stato già definito “il fenomeno teen” del momento e con coreografie esclusive realizzate appositamente per il pubblico di Danzainfiera.
Un grande stand accoglierà gli appassionati della serie con gigantografie dei protagonisti, con la possibilità di scattarsi foto e portare a casa gli esclusivi gadget Soy Luna; al centro dello spazio, un palco per seguire le masterclass e le lezioni di famosi docenti.
Sabato 24 febbraio, al padiglione La Ronda, sarà la volta di un vero e proprio show con i ballerini professionisti del Moma Studios di Milano che proporranno coreografie originali sulle musiche di Soy Luna. Domenica 25, al padiglione Cavanigliai campioni mondiali di pattinaggio Silvia Stibilj, Lorenzo Guslandi e Valerio Degli Agostiniporteranno in pista lo spettacolo dello sport più amato da Luna.
Premio Danzainfiera
Uno degli appuntamenti più attesi di questa edizione di Danzainfiera sarà sicuramente il Premio Danzainfiera che si terrà il sabato 24 febbraio pomeriggio nel Padiglione La Ronda.
Sarà un prestigioso riconoscimento artistico assegnato a importanti personaggi che si sono distinti nel mondo della danza. Sul palco, si alterneranno premiazioni a esibizioni e spettacoli che renderanno l'evento memorabile. Alcune delle performances più emozionanti saranno le esibizioni dellstella della danza Iana Salenko,prima ballerina allo Staatsballett di Berlino, che ballerà un passo a due con il marito Marian Valter, un assolo della prima ballerina dello Stuttgart Ballet Alicia Amatriain, una delle partner preferite di Roberto Bolle e un assolo di Antonio Marquez, il volto sexy del flamenco.
Tutte le tendenze del momento in fatto di danza
Da sempre Danzainfiera ospita le discipline più in voga del momento e lancia in anteprima i nuovi balli che faranno tendenza. Quest'anno punterà sullo Zouk il nuovo ballo di coppia di origine brasiliana che deriva dalla lambada, o sullaBlindly Dancing, la danza al buio ideata dalla danzatrice cieca Elena Travaini.
I balli che più hanno riscosso successo tra gli iscritti nelle varie scuole di danza italiane saranno organizzati in vere e proprie rassegne con workshop e cicli di lezioni ad hoc con maestri provenienti dai vari continenti. E' questo il caso di Swingati, la rassegna dedicata a tutto il mondo dello Swing o del Pop Tap Festival, l'evento coreografico interamente dedicato al mondo della Tap dance. Per gli amanti della sensualità e dell'ironia la giornata della domenica vedrà un susseguirsi di esibizioni di Burlesque nell'ambito del Burlesque contest con la possibilità anche per i principianti di prendere lezioni. Gli appassionati di Flamenco potranno invece dare prova delle proprie abilità durante ilFlamenco… Que Emoción!

Nicoletta Curradi