Ora di Ottawa

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venerdì 28 dicembre 2018

Doria 1905 a Pitti Uomo 95 con Pull the hat out of the bag

La nuova avventura di Doria1905 è nel movimento. Lo arrotoli, lo srotoli, lo metti in tasca e poi: Tira fuori il cappello dalla borsa! 



Doria 1905 rende contemporaneo il concetto del viaggiare “a cappello”, tenendo a mente l’immagine visionaria di Lewis Carrol, e disegna, completando la sua iconica collezione genderless, una micro-linea di bags mirate a trasportare il fedele compagno, comodamente e con un mood assolutamente stiloso. I cappelli della collezione sono stato concepiti e realizzati per assecondare con un perfect fit le loro speciali bags.

L’idea di viaggio continua ed evolve i connotati esplorando nuove dimensioni e nuovi ambienti. Calzato da esploratori e globetrotter, il cappello Doria è l'inseparabile compagno di viaggio, pratico, ingualcibile, arrotolabile e immancabile. 


TOODORIA è la capsule Doria 1905 che si propone di esaltare ed accentuare alcuni caratteri distintivi del brand tramite pezzi “outsider” ed innovativi. Dopo la sperimentazione di prodotto avvenuta con l’applicazione di piercing, catene e zip nelle passate collezioni, questa volta Toodoria si concentra sul co-branding. Il risultato è una proiezione dei tratti caratterizzanti delle borse Alberto Olivero sul cappello, trasformando quest’ultimo in un contenitore con pocket e finiture rubate al mondo delle bags.

  PITTI IMMAGINE UOMO 95

8-11 gennaio 2019
Padiglione Centrale
Piano Attico
Stand E/3


PULL THE HAT OUT OF THE BAG!
FW19-20

Nicoletta Curradi 

lunedì 24 dicembre 2018

Pomodoro, una storia secolare che a Lesina ha trovato l'habitat perfetto


Lunga e travagliata la storia del pomodoro che  giunse in Italia dalle Americhe nella prima metà del ‘500, ma non ebbe un gran successo, forse proprio perché era una pianta radicalmente nuova, che colpiva ma anche per la forma e per il colore rosso acceso. I primi pomodori erano presumibilmente piuttosto piccoli, tanto è vero che venivano scambiati per grosse ciliegie. “Al mio gusto è più presto bello che buono”, dichiarò un medico modenese dell’epoca e in Francia venne definito “pomme d’amour”, considerandolo un buon afrodisiaco. Qualche anno dopo il botanico senese Mattioli lo chiamò “pomo d’oro”, coltivandolo per far bella mostra di sé nei vasi da giardino. Sono comunque le classi popolari che cominciarono a degustarlo per prime, friggendolo nell’olio con sale e pepe, allo stesso modo delle melanzane e dei funghi. Sulle tavole dei ricchi, ancora alla meta del ‘600, il pomodoro compariva soltanto come elemento di decoro.
Il ricettario nel quale viene menzionato per la prima volta l'ortaggio è "Lo scalco alla moderna" di Antonio Latini (1692/4), dove si propone quale ingrediente di uno stufato di verdure.
Nella prima metà del Settecento il suo uso gastronomico è ancora limitatissimo, come testimonia la sua assenza nei libri di cucina più noti.
Dopo la metà di questo stesso secolo è a Napoli, città in cui nasceranno le prime industrie conserviere, che Vincenzo Corrado propone il pomodoro per essere imbottito e fritto o per farci una salsa. Sarà proprio quest'ultima preparazione a favorire l'accettazione dell'ortaggio rosso, riconducendolo nell'ambito di una tradizione gastronomica consolidata già dal Medioevo, quella delle salse di accompagnamento per bolliti.
L’Ottocento segnerà il trionfo del pomodoro grazie al matrimonio con la pasta, celebrato anche nella ricetta “vermicelli co le pommadoro”, opera del duca Ippolito Cavalcanti.
Una delle preparazioni più semplici che vedono protagonista il pomodoro fresco è il pane con olio e pomodoro, gustoso spuntino per tutti.

In Italia il pomodoro dell'azienda agricola Turco di Lesina ha raggiunto oggi  il top della qualità : è turgido, dal profumo intenso e dal core rosso vivo.




La famiglia Turco è da sempre dedita all’agricoltura, con un’esperienza sul campo che è stata tramandata e arricchita nel corso degli anni, di generazione in generazione.
L’azienda Turco si trova nel nord della Puglia, a Lesina, sulla strada per la marina che costeggia il lago con il magnifico sfondo del Gargano. Questa rara combinazione di elementi salmastri, limo, e sole torrido offre un habitat unico ad ogni cultura di pomodoro, con grandi risultati in termini qualitativi.
La qualità di questi pomodori è un insieme di particolari doni della natura che si traducono nell’alimentazione della pianta e di seguito nella formazione del pomodoro. Le falde sotterranee del lago concimano il terreno con humus, limo, e sostanze minerali derivate dalla sedimentazione di organismi naturali che diventano un fertilizzante biologico per la pianta che lo assume direttamente dalle radici.


Il pomodoro Turco  ha un sapore del tutto particolare, unico, è intenso e delicato allo stesso tempo, con sfumature tra il saporito e l’amabile, ricco di sali minerali e di polpa fitta e compatta, il colore pieno fa scoprire la sua maturazione  dovuta all' effetto forte del sole sulle sue sostanze.
Ogni prodotto dell’azienda agricola Turco è curato con l’attenzione e la passione di chi ne fa un orgoglio personale ed è una sfida Italiana nel mondo.
I pomodori Turco vengono lavorati  subito dal momento del raccolto e sono  coltivati con rispetto per l’ambiente e selezionati a mano, seguendo i dettami della tradizione e l’attenzione alle più moderne tecniche di sicurezza alimentare.  In più, le conserve e le salse Turco, che non contengono né coloranti, né acido citrico, né conservanti, vantano un tenore di acidità bassissimo che le rende estremamente digeribili, gustose e facili da cucinare. 




Info: www.agricolaturco.it


Nicoletta Curradi

giovedì 20 dicembre 2018

Barletta e Trani, splendide perle della Puglia imperiale

È imperdibile una sosta alle città di Barletta e Trani in un itinerario nella Puglia  Imperiale.

La visita di Barletta inizia sempre dal Castello  Svevo, frutto di diverse stratificazioni e dominazioni.
Nato come fortezza difensiva, oggi ospita il Museo Civico, la Biblioteca Comunale e una sala per eventi.




In realtà, già la visuale prospettica interna merita attenzione, come anche la vista che si può godere dai bastioni. Sterminati, poi, i sotterranei, destinati alle prigioni, in tempi molto remoti. 


La Cantina della Disfida, detta anche casa di Veleno, è l’antica osteria famosa come la “Cantina della Sfida”, in cui anticamente venne allestito un succulento pranzo, secondo i costumi cavallereschi, in onore dei francesi che erano rimasti sconfitti durante una battaglia con gli spagnoli. 

Durante il pranzo, il francese La Motte, con superbia avrebbe elogiato i suoi soldati e disprezzato i soldati i italiani, definendoli codardi, inetti e sleali. Durante il banchetto, inebriati dall’ottimo vino di Barletta, i cavalieri francesi, tra i quali spiccava la figura del fiero La Motte sedevano con gli spagnoli tra cui il capitano don Diego di Mendoza che provocò i francesi comparando il loro valore a quello degli italiani suoi alleati.
La Motte e i suoi uomini non accettarono la grande offesa: essere paragonati ai “pavidi” italiani. A questo punto nacque la “Sfida”, cioè un combattimento tra i migliori guerrieri di entrambi gli schieramenti, avvenuto nel 1503.

La Cantina della Disfida di Barletta, all’interno del palazzo che secondo le fonti fu la sede del Gran Capitano delle truppe spagnole in Italia, don Consalvo Fernandez da Cordova, è ancora oggi un luogo affascinante e pieno di storia, assolutamente da visitare per ammirare costumi d’epoca, utensili e armature.
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Prima ancora di arrivare alla Cantina, proprio a due passi dal Castello, c’è la Cattedrale di Santa Maria Maggiore.
Bellissima, antica, anch’essa, come il Castello, frutto di diverse stratificazioni, che affondano le radici a tombe risalenti al IV sec. . a.C. 

La Pinacoteca De Nittis, che ha sede nel prestigioso Palazzo Marra, è una tappa obbligata per gli amanti dell"arte.. Già sede di famiglie aristocratiche, il palazzo oggi ospita la pinacoteca dedicata all’artista Giuseppe De Nittis, che, nato a Barletta, si è distinto per le sue opere molto vicine alla corrente impressionista.
Impossibile poi non recarsi ai piedi dell’Eraclio, il Colosso di Barletta., una enorme statua in bronzo posta sul fianco della Basilica del Santo Sepolcro.





A circa 10 km più a sud ecco Trani, detta la perla dell'Adriatico,  affacciata su un porto suggestivo in cui pullulano pescherecci caratteristici e dominata dal suo simbolo più distintivo, quello della splendida Cattedrale romanica. La città di Trani soffre uno scenario mozzafiato, ricco di storia e di architetture armoniose, profondamente ispirate a Federico II di Svevia, che rese Trani la sua fortezza marittima. La  città ebbe il suo massimo splendore nel '400, secolo in cui diventò fondamentale centro marittimo e di scambio del basso Adriatico. Fino al '700 furono costruiti moltissimi palazzi nobiliari visibili ancora oggi.
Il Castello Svevo, fortemente voluto da Federico II, è stato iniziato nel  1230 e fu il luogo delle nozze del figlio dell'imperatore di Svevia, Manfredi, con Elena d'Epiro, nel 1259. LmElena, in seguito alla morte del marito, giunse a Trani da Lucera e, nel tentativo di fuggire per mare, fu catturata ed imprigionata proprio in quel castello che aveva testimoniato la felicità del suo matrimonio. Federico II non limitò la sua presenza al Castello, poichè lo si ritrova anche nelle difese del porto con la funzione di proteggerne l'ingresso e nella fortificazione delle mura perimetrali della città. All'imperatore si deve anche l'importante contributo dato alla comunità ebraica, che si vide supportata con la sua salita al trono, grazie anche alla costruzione di varie sinagoghe. 



La splendida Cattedrale sul mare è composta da tre chiese perfettamente fuse tra loro in modo armonioso. Lo spazio interno è suddiviso in tre navate che si spiegano per una lunghezza importante, così come importante è lo splendore del portale, ripartito in 32 rettangoli e risalente al 1175. Oltre alla Chiesa superiore vanno visitate la cripta di San Nicola e quella di Santa Maria, oltre che all'ipogeo di San Leucio.



Il quartiere ebraico, stretto tra il porto e la Cattedrale, è una sfaccettatura della storia della città. Scolanova, il più antico tempio ebraico in Europa, dopo la cacciata degli ebrei avvenuta nel XVI secolo era diventato una chiesa con il nome di Santa Maria di Scolanova. Dal 2005 è tornato all'uso originario.


Infine per una sosta gustosa a Trani si consigliano le proposte del ristorante Chef Savino  (Info: 349 5250465).

Fabrizio Del Bimbo 

Nicoletta Curradi


lunedì 17 dicembre 2018

Orizzonti d'acqua, una mostra al PALP di Pontedera

ORIZZONTI D’ACQUA
tra Pittura e Arti Decorative
Galileo Chini e altri protagonisti del primo Novecento
a cura di Filippo Bacci di Capaci e Maurizia Bonatti Bacchini

PALP Palazzo Pretorio Pontedera



Fino al 28 aprile 2018, il PALP Palazzo Pretorio di Pontedera, ospita la mostra Orizzonti d’acqua tra Pittura e Arti Decorative. Galileo Chini e altri protagonisti del primo Novecento, curata da Filippo Bacci di Capaci e Maurizia Bonatti Bacchini e promossa dalla Fondazione per la Cultura Pontedera, dal Comune di Pontedera, dalla Fondazione Pisa, con il patrocinio della Regione Toscana. La mostra, che proseguirà sino al 28 aprile 2019, ha come protagonista Galileo Chini, una delle figure di maggior rilievo del Modernismo internazionale, e alcuni artisti che hanno condiviso con lui le esperienze del periodo, dal Simbolismo al Liberty, dalla Secessione viennese alle suggestioni dell’Orientalismo. Il tema dell’esposizione sarà l’acqua, soggetto ricorrente in quei movimenti artistici che, tra Otto e Novecento, si sono identificati con il Simbolismo e il Divisionismo.

Fil rouge che accompagna il visitatore lungo tutto il percorso espositivo, l’acqua costituisce una nota costante in tutta la produzione di Chini e racconta la sintonia dell’artista con gli sfondi ora fluviali, ora marini, dall’Arno al fiume di Bangkok, da Venezia ai centri balneari e termali di Viareggio, Montecatini e Salsomaggiore. Non ne è esente neppure la produzione ceramica, l’ambito, tra i molteplici in cui Chini si espresse, che gli diede l’opportunità di entrare nel circuito internazionale e di imporsi fin dal 1898 tra i primi interpreti del Liberty in Italia: i soggetti della fauna marina sono protagonisti nella decorazione di vasi, piatti, formelle dove l’artista gareggia con la natura nella varietà delle composizioni e nella resa cromatica attraverso stupefacenti smalti a lustro.

Ad aprire la mostra, nella prima sala, il quadro “La quiete”, esposto nel 1901 alla quarta edizione della Biennale Internazionale di Venezia, manifestazione che in maggior misura ha contribuito ai successi dell’artista e alla sua dimensione cosmopolita. Fu infatti nella città lagunare che nel 1907 il re del Siam ebbe modo di apprezzare l’allestimento della Sala del Sogno, decidendo di affidare a questo artista poliedrico, distintosi oltre che come ceramista anche come illustratore, scenografo, pittore e decoratore, la decorazione del nuovo Palazzo del Trono a Bangkok. L’esperienza thailandese influì in modo determinante sul suo bagaglio artistico, coinvolgendo la pittura di cavalletto, la decorazione e la produzione ceramica: proprio l’incontro diretto con l’Oriente, che fruttò a Chini anche l’attribuzione da parte di Puccini dell’allestimento scenico della Turandot, rese il suo un orientalismo non di maniera.

La mostra è divisa in quattro sezioni: Simbolismo e Divisionismo, L’acqua come soggetto della produzione decorativa, l’Orientalismo e la fase Secessionistica e klimtiana, ognuna delle quali presenterà dipinti, bozzetti e manufatti ceramici per accostare il visitatore alla complessità del fare artistico di Galileo Chini. E al suo fianco, in un costante confronto, le opere degli altri grandi protagonisti del Novecento italiano, a lui legati da amicizia, lavoro o sintonia culturale: Plinio Nomellini, amico fraterno, con cui condivise l’impresa della Sala del Sogno, Giorgio Kienerk, che fu precoce divulgatore del Liberty in ambito toscano, Leonardo Bistolfi, tra i promotori dell’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna organizzata a Torino nel 1902, Duilio Cambellotti, il maggior rappresentante del Decò a Roma e, ancora, l’emiliano Aroldo Bonzagni e i toscani Moses Levy, Lorenzo Viani e Salvino Tofanari. In mostra anche un arazzo di Vittorio Zecchin, l’artista veneziano.maggiormente ha tradotto in Italia lo spirito klimtiano e, come Chini, ha filtrato il linguaggio decorativo della Secessione viennese. Ci sarà infine anche uno straordinario ritrovamento: il gesso di Auguste Rodin La Danaide, oggetto di scambio tra lo scultore e Galileo Chini in occasione di un loro incontro, avvenuto probabilmente a Venezia nel 1901.


PALP Palazzo Pretorio Pontedera
Piazza Curtatone e Montanara, Pontedera (PI)
Orario: da martedì a venerdì 10-19, sabato, domenica e festivi 10-20, lunedì chiuso
Ingresso: intero € 8, ridotto € 6
Tel. +39 0587 468487 - +39 331 1542017
e.mail info@pontederaperlacultura.it - www.palp-pontedera.it

Fabrizio Del Bimbo