Ora di Ottawa

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lunedì 13 luglio 2026

I grandi del Rinascimento e del Vedutismo in mostra a Biaf 2026 con Matteo Salamon






Firenze, Palazzo Corsini, dal 26 settembre al 4 ottobre

 

Per la XXXIII edizione di Biaf, Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, la storica galleria milanese Matteo Salamon propone una selezione di dipinti di grande prestigio, realizzati dal tardo Gotico alla metà del Settecento. Alla tradizionale rassegna fiorentina Salamon presenta infatti, oltre ad alcuni rari dipinti a fondo oro del primo Quattrocento, una Madonna con Bambino, realizzata dal pittore rinascimentale Bernardino Luini all’apice della sua carriera: l’artista si cimenta in una versione particolare di un soggetto che gli è caro. E con uno stile maturo, che fonde le diverse suggestioni per approdare a composizioni di assoluta armonia. In mostra figura anche Sant’Antonio da Padova, dipinto attorno al 1538 da Gaudenzio Ferrari, lombardo definito da Vasari “eccellentissimo, pratico et espedito”: dopo la conoscenza dell’opera di Perugino e Raffaello, Gaudenzio giunge a un linguaggio con figure che esprimono in maniera naturalistica gli “affetti”. Infine, nel percorso di Biaf tocca a un capolavoro di Canaletto, il maestro del Vedutismo il cui catalogo si arricchisce proprio dell’opera proposta, che racconta vicissitudini legate ai restauri e segreti della pennellata di Canaletto. 

 

LA MISURA CHE DIVENTA ARMONIA

Il percorso si apre con la Madonna con Bambino, proveniente dalla collezione Litta Modignani di Milano, un’opera autografa di Bernardino Luini (1480/1482 - 1532), fra i maggiori artisti del Rinascimento lombardo, che esordisce con impianti spaziali affini alla tradizione veronese, per poi guardare a Zenale, Bramantino, Leonardo. Risultato? Uno stile controllato, misurato, un classicismo purista attraversato da una vena narrativa accattivante, in sintonia con l’ambito umanistico milanese dell’epoca. Il dipinto proposto da Matteo Salamon è realizzato probabilmente nel momento di maggior successo della carriera di Luini, che qui si misura con una versione originale di un soggetto che gli è molto caro. Maria, seduta con uno scialle sul capo, con la mano sinistra accarezza il petto del Bambino, che sgambetta e sorride. Sullo sfondo, a destra, un drappo verde si apre su uno specchio d’acqua e sui monti, secondo un motivo veneto riproposto anche dai pittori leonardeschi. I colori vivaci, quasi ad effetto smaltato, e i passaggi chiaroscurali tenui sono caratteristici di Luini e della pittura lombarda del primo Cinquecento.  Il volto della Vergine con le sopracciglia arcuate e il mento affusolato è invece un tratto caratteristico dell’artista, che ricorre ad esempio nella sua Maddalena di Washington, mentre la mano della Madonna, con il mignolo piegato è uno stilema ricavato dalle mani in preghiera, presente nella Vergine del Compianto giovanile di Budapest. L’espressione, i movimenti vivaci del Piccolo guardano ai “moti” di Leonardo, ma con la compostezza che caratterizza lo stile di Luini. Il dipinto del 1520 si può collegare a soggetti analoghi, come la Madonna con il bambino della Wallace Collection di Londra.

 

COLLOQUI DI SGUARDI E GESTI

Sempre legata al classicismo la tavola Sant’Antonio da Padova, dipinta attorno al 1538, rappresenta un tassello importante nel percorso artistico di Gaudenzio Ferrari (1475 - 1546), poiché faceva parte della pala realizzata dall’artista per la chiesa di Santa Chiara a Milano, struttura delle Clarisse le cui religiose provenivano dalle famiglie più prestigiose di Milano, poi inglobata nell’edificio del Monte di Pietà. La pala, collocata sull’altare maggiore, nel punto di maggior prestigio, rappresentava la Madonna con il Bambino, affiancata da Santa Chiara e Sant’Antonio da Padova e sormontata da due angioletti reggi corona. L’insieme viene smembrato e dal 1782 è soggetto a diversi passaggi di mano, ricostruiti per la rassegna monografica dedicata all'artista nel 2018 a Varallo, Vercelli e Milano. Oggetto di una rivalutazione critica negli ultimi decenni, il primo dipinto della fase milanese di Gaudenzio testimonia i legami stretti con i Francescani Osservanti. Che dagli esordi hanno favorito i rapporti di Ferrari con gli ambienti artistici milanesi del tardo Quattrocento, e con i suoi nomi di punta, quali Bramante e Leonardo. A queste suggestioni l’artista ne ha aggiunte altre, guardando a Perugino e Raffaello, per arrivare a una fusione armonica dei suoi modelli in un linguaggio con figure legate da un fluire ritmico e connotate da una resa naturalistica delle espressioni e degli affetti. Anche il Sant’Antonio da Padova, da ascrivere alla fase matura dell’artista, è caratterizzato dal classico attributo del giglio che indica purezza e da sguardo e gesti trattenuti, posti in risalto dal tessuto rosso che fa da sfondo alla pala.

 

I SEGRETI DI CANALETTO

Un impianto prospettico rigoroso contraddistingue anche l’opera che pone in primo piano Palazzo Pesaro, edificio barocco che si apre sul Canal Grande e viene restituito da Canaletto (1697 - 1768), al secolo Giovanni Antonio Canal, con una luce enfatizzata che proviene da nord est e accarezza le altre strutture nel cuore di Venezia. E con la fusione di architettura e natura che connota il percorso del vedutista, sempre alla ricerca di un’attenta resa atmosferica. Il dipinto Il Canal Grande Verso Sud-Est, Dal Palazzo Pesaro Al Fondaco Dei Tedeschi, Venezia, finora inedito, segna un’importante new entry nel catalogo di Canaletto, con firma per esteso, accompagnata dalla data, con la quale forse il pittore intende differenziarsi dal lavoro del nipote Bernardo Bellotto. La tela del 1744 è connotata da un impianto prospettico rigoroso, dalla cura dei particolari e da una luce rosata, caratteristiche della maturità di Canaletto. Ma riprende gli schizzi realizzati attorno al 1730 con la camera ottica, per far fronte alle numerose commissioni di vedute. Il dipinto proposto a Biaf 2026, ha il cielo solcato all’orizzonte da nuvole lunghe e strette, mentre nella parte più in alto ci sono morbidi cumuli bianchi. Le figure, rese con tocchi fluidi, sono accurate, dalle teste piccole ai nasi a pallina, come nelle tele delle Collezioni Reali britanniche. Canaletto in questo dipinto rappresenta Palazzo Pesaro con una centralità che ricorre di rado nella sua pittura.

Il restauro recente ha messo in luce alcuni dettagli tecnici abituali in Canaletto, come la preparazione di colore diversificato, bruno rossastro sotto la pittura del cielo, aranciato sotto quella delle case e dell’acqua. Il dipinto ha subito nel passato almeno due restauri invasivi, le cui tracce sono state eliminate per procedere a una rispettosa ricostruzione della pellicola pittorica.

 

MATTEO SALAMON OLD MASTERS

Matteo Salamon ha aperto la sua galleria alla fine degli anni '90, orientandosi verso la pittura italiana, con un'attenzione specifica alle opere toscane del XIV e XV secolo e al Vedutismo veneziano del XVIII secolo; inoltre, ha portato avanti con entusiasmo la tradizione familiare di competenza nel disegno italiano dal XV al XVIII secolo.

Negli ultimi trent'anni, la Galleria Salamon è diventata un punto di riferimento a livello internazionale per collezionisti e studiosi. Matteo collabora con i più importanti restauratori italiani in ambito pittorico e con gli storici dell'arte, incaricati di studiare le opere e di ricostruirne la provenienza con la massima precisione e accuratezza. 

A tal proposito, Matteo predilige acquisire dipinti da collezioni private, avvalendosi della consolidata familiarità della sua famiglia con alcuni dei più importanti collezionisti europei. Infine, la galleria è molto attenta ai rapporti personali. 

 

Nicoletta Curradi 


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