Ora di Ottawa

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mercoledì 22 luglio 2026

Calici di stelle 2026 alla Tenuta di Nozzole

       


                                                                                            


La magia dell’estate incontra l’eccellenza del vino


Tenuta di Nozzole, Domenica 10 Agosto


 


Una serata in cui il fascino del cielo stellato, la bellezza delle colline del Chianti, l’eleganza di grandi vini, la musica e la gastronomia si incontrano per dare vita a un’esperienza destinata a lasciare il segno. È questo lo spirito di Calici Sotto le Stelle 2026, l’evento promosso da Ambrogio e Giovanni Folonari nella prestigiosa Tenuta di Nozzole, storica cantina di Greve in Chianti.


L’edizione 2026 sarà dedicata a un anniversario speciale: i 40 anni de La Pietra Chardonnay Toscana IGT, celebrati con una prestigiosa mini verticale di due annate storiche che permetterà agli ospiti di scoprire l’evoluzione di un vino che ha contribuito a scrivere la storia dell’enologia toscana.


A esaltare la degustazione, l’Antica Macelleria Cecchini proporrà una cena con grigliata di carne a vista, interpretando i sapori più autentici della tradizione toscana in un percorso gastronomico pensato per accompagnare i vini della serata.


L’appuntamento è per il 10 agosto 2026, dalle 20.00 alle 24.00, sulla terrazza panoramica della Tenuta di Nozzole, affacciata sui vigneti. Tra la luce dorata del tramonto e un cielo punteggiato di stelle, gli ospiti potranno vivere un’esperienza immersiva all’insegna del vino, della convivialità e della bellezza del territorio.


A rendere l’atmosfera ancora più speciale sarà la presenza di Giovanni Folonari, Presidente dell’azienda, che dichiara:


“Aprire le porte della Tenuta di Nozzole in occasione di Calici Sotto le Stelle significa creare connessioni, raccontare il territorio e lasciare un ricordo indelebile. È questo il modo in cui immaginiamo il futuro del vino italiano.”


La serata sarà accompagnata dal dj set di @Ander_off, tra i nomi più interessanti della scena musicale contemporanea. Per il quarto anno consecutivo torneranno inoltre gli esperti dell’Associazione Astrofili Fiorentini, che guideranno gli ospiti nell’osservazione delle costellazioni e della Luna, regalando un’esperienza ancora più suggestiva.


A completare il programma sarà la presenza di @stiligrafica_livepainting, che realizzerà dal vivo raffinati ritratti ad acquarello, offrendo ai partecipanti un ricordo unico e personalizzato dell’evento.


Nel corso della serata sarà inoltre possibile visitare la barricaia e la storica cantina di Nozzole, con due visite guidate disponibili su prenotazione.


La quota di partecipazione è di 75 euro a persona. Sono previste gratuità e riduzioni per i ragazzi. Gli animali non sono ammessi.


L’evento è a numero chiuso. Si consiglia pertanto di prenotare con anticipo, segnalando eventuali allergie, intolleranze alimentari, preferenze o esigenze di accessibilità al momento della prenotazione, al seguente indirizzo Visite e Degustazioni Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute (tenutefolonari.com)


Nicoletta Curradi

lunedì 13 luglio 2026

I grandi del Rinascimento e del Vedutismo in mostra a Biaf 2026 con Matteo Salamon






Firenze, Palazzo Corsini, dal 26 settembre al 4 ottobre

 

Per la XXXIII edizione di Biaf, Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, la storica galleria milanese Matteo Salamon propone una selezione di dipinti di grande prestigio, realizzati dal tardo Gotico alla metà del Settecento. Alla tradizionale rassegna fiorentina Salamon presenta infatti, oltre ad alcuni rari dipinti a fondo oro del primo Quattrocento, una Madonna con Bambino, realizzata dal pittore rinascimentale Bernardino Luini all’apice della sua carriera: l’artista si cimenta in una versione particolare di un soggetto che gli è caro. E con uno stile maturo, che fonde le diverse suggestioni per approdare a composizioni di assoluta armonia. In mostra figura anche Sant’Antonio da Padova, dipinto attorno al 1538 da Gaudenzio Ferrari, lombardo definito da Vasari “eccellentissimo, pratico et espedito”: dopo la conoscenza dell’opera di Perugino e Raffaello, Gaudenzio giunge a un linguaggio con figure che esprimono in maniera naturalistica gli “affetti”. Infine, nel percorso di Biaf tocca a un capolavoro di Canaletto, il maestro del Vedutismo il cui catalogo si arricchisce proprio dell’opera proposta, che racconta vicissitudini legate ai restauri e segreti della pennellata di Canaletto. 

 

LA MISURA CHE DIVENTA ARMONIA

Il percorso si apre con la Madonna con Bambino, proveniente dalla collezione Litta Modignani di Milano, un’opera autografa di Bernardino Luini (1480/1482 - 1532), fra i maggiori artisti del Rinascimento lombardo, che esordisce con impianti spaziali affini alla tradizione veronese, per poi guardare a Zenale, Bramantino, Leonardo. Risultato? Uno stile controllato, misurato, un classicismo purista attraversato da una vena narrativa accattivante, in sintonia con l’ambito umanistico milanese dell’epoca. Il dipinto proposto da Matteo Salamon è realizzato probabilmente nel momento di maggior successo della carriera di Luini, che qui si misura con una versione originale di un soggetto che gli è molto caro. Maria, seduta con uno scialle sul capo, con la mano sinistra accarezza il petto del Bambino, che sgambetta e sorride. Sullo sfondo, a destra, un drappo verde si apre su uno specchio d’acqua e sui monti, secondo un motivo veneto riproposto anche dai pittori leonardeschi. I colori vivaci, quasi ad effetto smaltato, e i passaggi chiaroscurali tenui sono caratteristici di Luini e della pittura lombarda del primo Cinquecento.  Il volto della Vergine con le sopracciglia arcuate e il mento affusolato è invece un tratto caratteristico dell’artista, che ricorre ad esempio nella sua Maddalena di Washington, mentre la mano della Madonna, con il mignolo piegato è uno stilema ricavato dalle mani in preghiera, presente nella Vergine del Compianto giovanile di Budapest. L’espressione, i movimenti vivaci del Piccolo guardano ai “moti” di Leonardo, ma con la compostezza che caratterizza lo stile di Luini. Il dipinto del 1520 si può collegare a soggetti analoghi, come la Madonna con il bambino della Wallace Collection di Londra.

 

COLLOQUI DI SGUARDI E GESTI

Sempre legata al classicismo la tavola Sant’Antonio da Padova, dipinta attorno al 1538, rappresenta un tassello importante nel percorso artistico di Gaudenzio Ferrari (1475 - 1546), poiché faceva parte della pala realizzata dall’artista per la chiesa di Santa Chiara a Milano, struttura delle Clarisse le cui religiose provenivano dalle famiglie più prestigiose di Milano, poi inglobata nell’edificio del Monte di Pietà. La pala, collocata sull’altare maggiore, nel punto di maggior prestigio, rappresentava la Madonna con il Bambino, affiancata da Santa Chiara e Sant’Antonio da Padova e sormontata da due angioletti reggi corona. L’insieme viene smembrato e dal 1782 è soggetto a diversi passaggi di mano, ricostruiti per la rassegna monografica dedicata all'artista nel 2018 a Varallo, Vercelli e Milano. Oggetto di una rivalutazione critica negli ultimi decenni, il primo dipinto della fase milanese di Gaudenzio testimonia i legami stretti con i Francescani Osservanti. Che dagli esordi hanno favorito i rapporti di Ferrari con gli ambienti artistici milanesi del tardo Quattrocento, e con i suoi nomi di punta, quali Bramante e Leonardo. A queste suggestioni l’artista ne ha aggiunte altre, guardando a Perugino e Raffaello, per arrivare a una fusione armonica dei suoi modelli in un linguaggio con figure legate da un fluire ritmico e connotate da una resa naturalistica delle espressioni e degli affetti. Anche il Sant’Antonio da Padova, da ascrivere alla fase matura dell’artista, è caratterizzato dal classico attributo del giglio che indica purezza e da sguardo e gesti trattenuti, posti in risalto dal tessuto rosso che fa da sfondo alla pala.

 

I SEGRETI DI CANALETTO

Un impianto prospettico rigoroso contraddistingue anche l’opera che pone in primo piano Palazzo Pesaro, edificio barocco che si apre sul Canal Grande e viene restituito da Canaletto (1697 - 1768), al secolo Giovanni Antonio Canal, con una luce enfatizzata che proviene da nord est e accarezza le altre strutture nel cuore di Venezia. E con la fusione di architettura e natura che connota il percorso del vedutista, sempre alla ricerca di un’attenta resa atmosferica. Il dipinto Il Canal Grande Verso Sud-Est, Dal Palazzo Pesaro Al Fondaco Dei Tedeschi, Venezia, finora inedito, segna un’importante new entry nel catalogo di Canaletto, con firma per esteso, accompagnata dalla data, con la quale forse il pittore intende differenziarsi dal lavoro del nipote Bernardo Bellotto. La tela del 1744 è connotata da un impianto prospettico rigoroso, dalla cura dei particolari e da una luce rosata, caratteristiche della maturità di Canaletto. Ma riprende gli schizzi realizzati attorno al 1730 con la camera ottica, per far fronte alle numerose commissioni di vedute. Il dipinto proposto a Biaf 2026, ha il cielo solcato all’orizzonte da nuvole lunghe e strette, mentre nella parte più in alto ci sono morbidi cumuli bianchi. Le figure, rese con tocchi fluidi, sono accurate, dalle teste piccole ai nasi a pallina, come nelle tele delle Collezioni Reali britanniche. Canaletto in questo dipinto rappresenta Palazzo Pesaro con una centralità che ricorre di rado nella sua pittura.

Il restauro recente ha messo in luce alcuni dettagli tecnici abituali in Canaletto, come la preparazione di colore diversificato, bruno rossastro sotto la pittura del cielo, aranciato sotto quella delle case e dell’acqua. Il dipinto ha subito nel passato almeno due restauri invasivi, le cui tracce sono state eliminate per procedere a una rispettosa ricostruzione della pellicola pittorica.

 

MATTEO SALAMON OLD MASTERS

Matteo Salamon ha aperto la sua galleria alla fine degli anni '90, orientandosi verso la pittura italiana, con un'attenzione specifica alle opere toscane del XIV e XV secolo e al Vedutismo veneziano del XVIII secolo; inoltre, ha portato avanti con entusiasmo la tradizione familiare di competenza nel disegno italiano dal XV al XVIII secolo.

Negli ultimi trent'anni, la Galleria Salamon è diventata un punto di riferimento a livello internazionale per collezionisti e studiosi. Matteo collabora con i più importanti restauratori italiani in ambito pittorico e con gli storici dell'arte, incaricati di studiare le opere e di ricostruirne la provenienza con la massima precisione e accuratezza. 

A tal proposito, Matteo predilige acquisire dipinti da collezioni private, avvalendosi della consolidata familiarità della sua famiglia con alcuni dei più importanti collezionisti europei. Infine, la galleria è molto attenta ai rapporti personali. 

 

Nicoletta Curradi 


giovedì 2 luglio 2026

Indaco e Rhum, il viaggio di Velier durante Pitti Uomo tra identità nazionali e tradizioni agricole



Moda, storia dei Caraibi e spirits si sono incontrati a Firenze in occasione di Pitti Uomo 110  La masterclass guidata da Angelo Canessa e Kathiana Saincy ha raccontato il legame che unisce la coltivazione dell'indigo, la pianta da cui si ricava l’indaco, e della canna da zucchero nelle Antille francesi e ad Haiti, due produzioni che hanno contribuito a costruire l'identità culturale di questi territori e che ancora oggi rivivono attraverso l'alta moda e il rhum artigianale.  

In occasione dell'ultima edizione di Pitti Uomo, Velier ha dato vita a Firenze a un incontro che ha saputo andare oltre la semplice degustazione, trasformandosi in un racconto corale di territori, cultura e identità. La masterclass dedicata alle Antille francesi e ad Haiti ha messo al centro due materie prime che per secoli hanno segnato la storia economica, sociale e culturale dei Caraibi: l'indigo e la canna da zucchero. Due risorse diverse, ma accomunate da un percorso fatto di terra, lavoro, commerci e tradizioni, che ancora oggi continuano a caratterizzare il paesaggio e vivere attraverso due espressioni d'eccellenza: la moda e il rhum. Ad accompagnare il pubblico in questo viaggio sono stati Angelo Canessa, Spirits Specialist per Velier, e Kathiana Saincy, stilista haitiana che attraverso il proprio lavoro riscopre e valorizza le origini del suo Paese. Nel corso della masterclass Canessa ha guidato la degustazione di cinque distillati distribuiti in Italia da Velier, utilizzandoli come punto di arrivo di un racconto dedicato alla canna da zucchero, ai terroir delle Antille e alle diverse interpretazioni che questa materia prima assume nelle produzioni artigianali dei Caraibi. Il percorso degustativo si è aperto con Rhum Rhum, progetto che vede Velier a fianco di Gianni Vittorio Capovilla, grande creatore di distillati di frutta sia in Veneto che a Marie-Galante, in Guadalupa, realizza da anni un eccezionale rhum da puro succo di canna in alambicco discontinuo. Con Neisson Godinot si è esplorato il lavoro della distilleria della Martinica sulle singole parcelle di canna da zucchero, dimostrando che il terroir nel rhum è una variabile fondamentale, esattamente come nel mondo enoico. Infine la misconosciuta ricchezza della cultura haitiana del rum, che qui prende il nome di Clairin. In degustazione Michel Sajous e Providence Dunder & Syrup, prodotto alla Distillerie du Port au Prince.       

  Il racconto dei rum si è intrecciato con la testimonianza di Kathiana Saincy. Arrivata in Italia dopo il terremoto che ha colpito Haiti nel 2010, la designer ha costruito il proprio percorso creativo prima a Trento e poi a Milano, sviluppando una ricerca stilistica che guarda costantemente alle proprie radici. Al centro del suo lavoro c'è proprio l'indigo, la pianta da cui si ricava il celebre pigmento blu naturale, una coltivazione che per secoli ha rappresentato una delle principali ricchezze di Haiti e delle Antille, influenzandone la storia, l'economia e la tradizione manifatturiera. L'incontro ha così mostrato come indigo e canna da zucchero condividano un destino comune. Entrambe sono colture che hanno modellato il paesaggio e la società caraibica, dando origine a saperi tramandati nel tempo e a produzioni che ancora oggi custodiscono un forte valore identitario. Se da una nasce il colore che continua a ispirare il mondo della moda, dall'altra prende vita il rhum, espressione liquida dello stesso patrimonio agricolo e culturale. 

A fare da cornice all'iniziativa è stato l'Hotel Indigo Firenze, una scelta naturale per un appuntamento che ha posto al centro il concetto stesso di identità territoriale e di racconto dei luoghi. La serata si è conclusa con il guest shift del bartender Elis Carriero di Casa Azzoguidi, che ha proposto una selezione di twist sul Daiquiri, affiancata da due ulteriori interpretazioni del cocktail presentate anche dal cocktail bar Binomio, chiudendo il percorso con una lettura contemporanea di uno dei drink più rappresentativi della cultura caraibica.   La giornata evento ha restituito una prospettiva inedita sulle produzioni delle Antille francesi ed ex francesi, mostrando come la valorizzazione di una materia prima possa dare vita a forme di eccellenza solo apparentemente lontane. Se nell'alta moda la qualità nasce dalla selezione dei materiali, dalla cura del dettaglio e da un sapere artigianale che trasforma il tessuto in un pezzo unico, allo stesso modo alcune delle più prestigiose distillerie delle Antille fanno della lavorazione della canna da zucchero, del rispetto dei tempi della natura e della maestria produttiva il cuore della propria identità. Due espressioni diverse, unite dalla stessa cultura del fare, in cui tradizione, manualità e ricerca continuano a rappresentare il vero valore aggiunto.   


Nicoletta Curradi