Ora di Ottawa

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mercoledì 30 ottobre 2019

Inside Magritte a S. Stefano al Ponte a Firenze


Un’esperienza tra reale e immaginario, tra evocazione di un mondo onirico e racconto della vita concreta di uno dei massimi artisti del XX secolo e tra i maggiori esponenti del surrealismo.



Il 1/o novembre apre al pubblico Inside Magritte, emozionante percorso espositivo multimediale dedicato al grande maestro surrealista René Magritte (1898 - 1967) ideato e firmato da Crossmedia Group – Hepco, con la regia di The Fake Factory.
A partire dal 1° novembre l’esposizione animerà la Cattedrale dell’Immagine nel complesso monumentale di Santo Stefano al Ponte a Firenze con immagini, suoni e musiche che ricostruiranno il vivido universo pittorico di Magritte.
Dopo il successo ottenuto lo scorso inverno a Milano nei locali della Fabbrica del Vapore, Inside Magritte prende vita a Firenze. Il pubblico fiorentino potrà assistere a una mostra monografica digitale e multisensoriale dedicata all’artista belga, nata con il supporto e la consulenza scientifica della Fondation Magritte di Bruxelles. In tale ambito si è definita l’intesa che ha portato Crossmedia Group, maggior produttore italiano di Digital Exhibition, all’acquisizione del copyright esclusivo di Inside Magritte, ottenuto da Hepco, per presentare un format espositivo sospeso tra il reale e l’immaginario.
Curato da Julie Waseige, storica dell’arte e già direttrice scientifica del Magritte Museum di Bruxelles, Inside Magritte è un itinerario in cui i protagonisti assoluti sono alcuni tra i quadri più iconici della pittura del Novecento: tra uomini in bombetta che galleggiano nei cieli delle metropoli, corpi umani con la testa di pesce e l’ambigua pipa-non-pipa (Ceci n’est pas une pipe).


Inside Magritte accompagnerà i visitatori della Cattedrale dell’Immagine fino al 1° marzo 2020 attraverso un percorso esperienziale multisensoriale, che in 35 minuti inviterà il visitatore a immergersi nell’universo surrealista con il suo linguaggio narrativo intenso ed evocativo. Illusione e allusione, coinvolgimento e emozione saranno gli strumenti per comprendere l’automatismo psichico puro teorizzato nel 1924 da André Breton nel Manifesto del Surrealismo, il modo più diretto per entrare in empatia coll’enigmatico mondo di René Magritte.
L’artista fu chiamato anche le saboteur tranquille per la sua capacità di insinuare dubbi sul reale attraverso la rappresentazione del reale stesso. Scopo della sua arte era quello di mostrare il mistero e l’ignoto, di cui egli stesso diceva: “il suo significato è sconosciuto, poiché il significato della mente stessa è sconosciuto”.
Il flusso continuo di immagini ad altissima definizione della Sala immersiva sarà il cuore dell’esperienza: è sulle architetture barocche dell’ex-chiesa di Santo Stefano al Ponte che prenderà vita l’universo pittorico dell’autore, suddiviso in capitoli che seguono le fasi della sua esperienza artistica.
Un viaggio che attraverserà tutti i momenti pittorici dell’artista belga, dalla prime opere surrealiste fino al periodo post-bellico, passando per la Parigi degli anni ’30.
In un’unica experience-room il visitatore potrà infatti vivere un’esperienza immersiva a 360° che coinvolgerà lo spazio senza soluzione di continuità; dalle pareti al pavimento le immagini delle opere diventeranno un unico flusso di sogni, di forme fluide e smaterializzate in motivi evocativi dell’arte di Magritte. In tutto si tratta di 160 immagini selezionate per una visione completa dell’opera del maestro del surrealismo altrimenti impossibile da ammirare in un unico evento espositivo. Un mondo simbolico, enigmatico e sensuale riprodotto con eccezionale impatto visivo grazie al Matrix X-Dimension ®, un sistema che si avvale di un imponente apparato di proiettori laser in grado di trasmettere sulle superfici dell’installazione oltre 40 milioni di pixel, garantendo una definizione maggiore del Full HD.
Altre sezioni arricchiranno l’esperienza multimediale: il contributo didattico dell’Area introduttiva, uno spazio dove vengono contestualizzate la vita e l’avventura artistica di Renè Magritte. A questa si aggiunge l’Area Visual, con le sue suggestioni iconiche e le pillole biografiche.
Il percorso si snoderà poi attraverso il magico caleidoscopio di segni e figure che si susseguono sulle pareti, sul pavimento e sul soffitto della Sala degli Specchi e, ancora, attraverso l’esperienza di realtà 3D con gli Oculus VR, sviluppata in esclusiva dal team di Crossmedia Group guidato dall’artista 3D Chunhui Luo.
Inside Magritte ha le caratteristiche per essere considerato un progetto del tutto innovativo, il quale propone al visitatore la totale immersione in un mondo simbolico, enigmatico e sensuale, dove si realizza il trionfo di un'arte senza confini.
Un ruolo importante è ricoperto anche dalle musiche che accompagnano e valorizzano le immagini. Questa la lista dei brani che compongono il percorso espositivo multimediale:
Erik Satie (1866-1925)
Gnossiene No 1
Erik Satie (1866-1925)
Gymnopedie No 1
Erik Satie (1866-1925)
La Belle Excentrique - Cancan Grand-Mondain
Gabriel Fauré (1845-1924)
7 Fauré _ Impromptu 2, op.31
Sergej Vasil'evič Rachmaninov (1873-1943)
L'Ile des morts opus 29
Camille Saint-Saëns (1835–1921)
Le Carnaval des Animaux - Aquarium
Camille Saint-Saëns (1835–1921)
Le Carnaval des Animaux - Le Cygne
Jean-Baptiste Accolay (1833–1900)
Violin concerto n.01
Claude Debussy (1862-1918)
Nocturnes, L 91 - 1 - Nuages
Claude Debussy (1862-1918)
Arabesque n.01
Reynaldo Hahn (1874–1947)
L'heure exquise
Maurice Ravel (1875-1937)
Le tombeau de Couperin - Prelude
Léo Delibes (1836-1891)
Coppelia - Notturno
Gabriel Fauré (1845-1924)
Sicilienne, for cello & piano, Op. 78
INFO:
Sede espositiva e date
Cattedrale dell’immagine – Santo Stefano al Ponte
P.zza di Santo Stefano al Ponte, 5 Firenze
Fino al 1/o marzo 2020


Nicoletta Curradi

giovedì 24 ottobre 2019

Le opere di Renato Mambor alla Tornabuoni Arte


Tornabuoni Arte accoglie un’ampia selezione dedicata a Renato Mambor, a cura di Federico Sardella e in collaborazione con l’archivio Mambor. La mostra, corredata da un approfondito catalogo, ripercorre il lavoro poliedrico dell’artista, tra i più originali della scena europea dell’arte durante la seconda metà del XX secolo.


Mambor ( Roma, 1936 – 2014) è stato uno dei primi a sconfinare dalla pittura verso altri linguaggi: fotografia, cinema, performance, installazioni e teatro, per tornare comunque sempre alla pittura. Continuando a lavorare sul linguaggio e sugli elementi costitutivi dell'arte, ha avviato una sperimentazione sul rapporto tra organismo e ambiente, tra arte e vita, sul cambiamento dello sguardo e dei punti di vista, sulle relazioni interne ed esterne, su separazione e unità.
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Personalità eclettica, ha vissuto appieno la Roma della sperimentazione e dell’avanguardia. Con Mario Schifano, Franco Angeli, Tano Festa e Cesare Tacchi, Mambor è tra le figure di primo piano della Scuola di Piazza del Popolo. 
La sua prima esposizione ha luogo nel 1959 alla Galleria "L'Appia Antica” e l’anno successivo lo si vede tra i vincitori dei Premi assegnati dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna. Di seguito, le sue opere vengono proposte, ripetutamente, negli spazi della Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis.
Vive dal di dentro gli anni de La Dolce Vita, tanto da essere scelto da Fellini tra gli interpreti del film.  Esperienza, quella del cinema, che lo ha visto impegnato in numerosi film e con diversi registi.
Dopo il cinema, il teatro. Dal 1975 dirige il Gruppo Trousse (nome tratto dalla scultura di metallo da lui realizzata) concentrandosi su una ricerca interiore, sugli aspetti cognitivi, emotivi dell’uomo.  Per più di decennio è autore e regista di opere teatrali, e proprio nell'esperienza teatrale viene accompagnato dalla donna che diventerà sua moglie, Patrizia Speciale. Parallelamente si esprime con la fotografia e con performance, video e filmati.
«Voglio fare di tutto, ballare, cantare, scrivere, recitare, fare il cinema, il teatro, la poesia, voglio esprimermi con tutti i mezzi, ma voglio farlo da pittore perché dipingere non è un modo di fare ma un modo di essere». In una frase Mambor offre una precisa immagine del suo essere artista. Alla pittura, l’amore di sempre, resterà infatti fedele sino all’ultimo. 
Mambor, negli oltre 55 anni di impegno artistico, ha rinnovato instancabilmente le forme e approfondito la conoscenza di sé, inventando dispositivi di comunicazione che coinvolgessero lo spettatore, lasciando opere, anche inedite, di grande valore per la contemporaneità.
“Ho conosciuto e frequentato Renato Mambor – ricorda Roberto Casamonti, titolare della Tornabuoni Arte – ogni volta stupendomi per quanto quest’uomo, per molti versi straordinario, sapesse creare vera arte ovunque e su qualsiasi “cosa” si applicasse.  Era un artista che aveva l’urgenza di esprimersi e il coraggio di farlo con i media più diversi. Lo stesso Mambor sosteneva che il lavoro di un artista andrebbe letto e considerato innanzitutto a partire dall’oggi, dagli ultimissimi elaborati e dalle riflessioni più recenti. In tale ottica, è stato naturale pensare a questa mostra considerando i lavori degli anni Sessanta, ma nella raccolta delle opere ho scelto di assecondare il mio istinto e il mio gusto e favorire numerosi pezzi degli anni Novanta e soprattutto Duemila, sino alle grandi installazioni “Tutti sullo stesso piano” e “Fili”, che trovo particolarmente importanti ed esemplificative la poetica dell’autore”.
La mostra è arricchita da un volume monografico bilingue (italiano e inglese) edito da Forma e curato da Federico Sardella con testi dello stesso Sardella, di Sara Uboldi e Patrizia Speciale Mambor, oltre una conversazione con Gianna Mazzini.
Fino al 30 novembre 2019
Info: Tornabuoni Arte, Lungarno Benvenuto Cellini 3, Firenze
info@tornabuoniarte.it

Nicoletta Curradi 

giovedì 3 ottobre 2019

La torre medievale Ricci Donati riapre con un'offerta turistica luxury


Un progetto di recupero finalizzato all’accoglienza turistica di pregio per restituire alla città l’antica struttura. 

Si è aperta il 3 ottobre la Donati Luxury Tower, dopo un intervento di recupero durato due anni e mezzo e un investimento da oltre due milioni di euro. 


Due anni e mezzo di lavori, oltre 2 milioni di euro di investimento e un intervento di recupero e valorizzazione che svela finalmente l'antica bellezza di una delle case torri più alte del centro storico di Firenze, la Torre Ricci-Donati (piazza Sant'Elisabetta 1). Dopo circa 20 anni di chiusura e inutilizzo, l'antico edificio risalente al 1100 rinasce con un progetto di accoglienza turistica di lusso. Si chiama Donati Luxury Tower: 12 serviced apartments posti su sei piani, arredati e rifiniti con materiali di pregio e chiamati come i grandi personaggi della storia fiorentina: Dante, Brunelleschi, Leonardo, Giotto, Gemma, Buonarroti, Botticelli, Donatello, Machiavelli, Raffaello, Lorenzo il Magnifico. Un lavoro lungo, che ha impegnato maestranze locali e che ha utilizzato materiali che hanno fatto la storia di Firenze e della Toscana, come il marmo di Carrara


Il progetto di recupero.
L'intervento ha voluto conservare e valorizzare tutti gli elementi storici e artistici della torre, che nel corso dei secoli l'hanno arricchita: le antiche mura in pietra a vista, le aperture romaniche, i soffitti ottocenteschi. I lavori sono durati due anni e mezzo e hanno coinvolto principalmente maestranze toscane. Un percorso non sempre lineare, che ha subito frenate a causa del fallimento di ben tre ditte appaltatrici.


La storia.
In origine le torri erano due, poste a distanza di meno di un metro l’una dall’altra ed erano alte circa 60-70 metri. Successivamente sono state scapitozzate per arrivare all'altezza attuale di circa 40 metri. La Torre dei Ricci che si affaccia su piazza Sant’Elisabetta e quella dei Donati su via del Corso, appartenenti a due delle famiglie più potenti di Firenze. Furono teatro di scontri tra le due fazioni Guelfi e Ghibellini fino a quando, intorno alla metà del 1200, le torri passarono di proprietà ad un consorzio di famiglie, tra cui i Ghiberti, e furono unificate in un’unica casa-torre. All’interno della Donati Luxury Tower è ancora visibile nettamente questa distinzione.
L'edificio è attualmente di proprietà della famiglia Bosi, che per prima intraprese la sua riqualificazione. Dopo 15 anni di lavori che hanno interessato la riqualificazione della facciata ed i principali lavori strutturali di consolidamento, è stata data in gestione alla Donati Luxury Tower Srl che si è fatta carico del completamento dei vari spazi, con particolare attenzione alla riqualificazione degli interni, che erano pressoché allo stato originario, e per in condizioni di totale inagibilità.


Gli appartamenti.
Tutti gli appartamenti, un monolocale e 11 bilocali di varie metrature, tra 40 e 70 metri quadri, mantengono gli elementi dell’antichità coniugandoli con la modernità estetica e funzionale. Grande cura è stata posta nella ricerca dei materiali, tutti rappresentativi della tradizione toscana, come la pietra serena ed il cotto. In particolare i bagni sono realizzati in diversi tipi di marmo, tra cui il ‘Carrara’ usando lastre intere e nelle sue varie qualità. Nell’insieme, gli interni si presentano oggi come un “mix” di elementi contemporanei e antichi sempre allo scopo di unire il comfort funzionale all’estetica dell’abitare. Anche la parte tecnologica ed impiantistica riflette questa attenzione, dando, sia nella parte domotica che in quella dedicata al clima, le più ampie possibilità alla clientela di ricreare il proprio ambiente su misura.
“Questo investimento è per noi fonte di grande orgoglio – affermano Enrico Borgogni e Fulvio Fabbri, amministratori di Donati Luxury Tower Srl – non soltanto per la bellezza e l’alto pregio di questa riqualificazione che restituiamo a Firenze un pezzo della sua storia. Siamo convinti che il turismo a Firenze debba scegliere la strada di un’accoglienza qualificata. Noi offriamo l’esperienza di dormire in un’antica torre medievale con tutti i moderni comfort, un po’ come tuffarsi nella storia rimanendo nel presente”.

Nicoletta Curradi 



giovedì 26 settembre 2019

Natalia Goncharova e le avanguardie a Palazzo Strozzi


Dal 28 settembre 2019 al 12 gennaio 2020 Palazzo Strozzi celebra Natalia Goncharova, straordinaria figura femminile delle avanguardie di primo Novecento, attraverso una grande retrospettiva composta da 130 opere che ripercorre la sua vita controcorrente e la sua produzione artistica a confronto con opere di celebri artisti che sono stati per lei punti di riferimento come Paul Gauguin, Henri Matisse, Pablo Picasso, Umberto Boccioni.



In una sorta dviaggio tra Parigi e Mosca, le due città simbolo dell’artista, la mostra permette di scoprire la biografia anticonformista di una donna che ha saputo vivere per l’arte, creando un’originale fusione di tradizione e innovazione, Oriente e Occidente, e rendendo la propria opera un esempio unico di sperimentazione tra stili e generi artistici, dal primitivismo al raggismo, dalla pittura e la grafica al lavoro per il teatro.


L'arrtista, vissuta tra il 1881 e il 1962, nel1898 frequentò la Scuola di Pittura, Scultura e Architettura di Mosca e conobbe il pittore Michail Larionov, suo futuro compagno: insieme furono i principali animatori del gruppo "Zolotoe runo" ("Vello d'oro"), a cui successivamente aderì anche un altro importantissimo esponente dell'avanguardismo russo: Kazimir Malevič.
Nel 1906 partecipò ad una mostra di pittori russi organizzata da Sergej Djagilev al Salon d'Automne di Parigi e rivelò il suo interesse per la pittura degli impressionisti, dei fauves e per la tradizione figurativa del suo paese.
Insieme al suo compagno organizzò a Mosca fra il 1907 e il 1913 diverse esposizioni della nuova arte quale il "Fante di quadri" includendo, oltre agli artisti russi, anche diversi esponenti della pittura francese.
Dal 1909 al 1911 si dedicò alla pittura sacra manifestando il suo grande interesse per le icone russe della tradizione religiosa ma successivamente, adottando i nuovi principi del futurismo ed allontanandosi dalle nuove esperienze artistiche francesi, diventò un'esponente di spicco del raggismo. Con Larionov, nel 1913, anno della pubblicazione del manifesto raggista, organizzò a Mosca l'esposizione "Il Bersaglio", aperta ai soli artisti russi.
Nel 1914 si trasferì definitivamente a Parigi con il compagno Michail Larionov e l'anno successivo espose le sue opere alla mostra Art décoratif théâtral moderne presso la galleria Sauvage. A Monaco di Baviera, nel 1926, espose alla seconda mostra del Blaue Reiter e successivamente allo Erster Deutscher Herbstsalon del Der Sturm di Berlino. Collaborò fino alla morte dell'impresario Djagilev, avvenuta a Venezia nel 1929, al disegno dei costumi ed alle scenografie dei Balletti russi.
L'artista dedicherà tutto il resto della vita, senza abbandonare mai completamente la pittura, alla decorazione teatrale ed all'illustrazione di libri. Esporrà, spesso con Larionov, suo marito dal 1955, oltre che in Europa, anche negli Stati Uniti e in Giappone.
La mostra fiorentina, a cura di Ludovica Sebregondi, Fondazione Palazzo Strozzi, Matthew Gale, Head of Displays e Natalia Sidlina, Curator, International Art, Tate Modern, è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi e Tate Modern, Londra, con la collaborazione dell’Ateneum Art Museum, Helsinki.
Firenze, Palazzo Strozzi
Orari:  tutti i giorni inclusi i festivi 10-20. Giovedì 10-23

Nicoletta Curradi 

mercoledì 18 settembre 2019

"La Firenze di Giovanni e Telemaco Signorini": una nuova mostra al piano nobile di Palazzo Antinori



La scoperta del carteggio inedito tra Telemaco Signorini, il padre Giovanni e il fratello minore Paolo, ha spinto Elisabetta Matteucci e Silvio Balloni a ideare una raffinata esposizione che vanta due protagonisti, i Signorini da un lato e la loro Firenze dall’altro.
Il tratto di marcata “fiorentinità” che caratterizza la mostra, unito all’indubbio spessore storico-critico, è tra le ragioni che hanno spinto la famiglia Antinori a realizzare il progetto con l’Istituto Matteucci.
La mostra quindi non poteva trovare sede più appropriata di Palazzo Antinori, edificio storico nel cuore di Firenze, casa di una famiglia che ha contribuito a fare la Storia della città oltre che della viticoltura di massimo pregio.
Per la prima volta, in occasione di “La Firenze di Giovanni e Telemaco Signorini”, il pubblico potrà ammirare i Saloni storici del Piano Nobile di Palazzo Antinori, opportunità che da sola merita un viaggio a Firenze. Le opere in mostra sono capolavori notissimo, ma anche tele che trovano qui la propria prima esposizione pubblica.


Alle suggestive immagini della “città gioiello” è dedicata la mostra La Firenze di Giovanni e Telemaco Signorini che vede, per la prima volta, affiancate le opere di quella che, nel clima culturalmente fecondo di menti brillanti come Giovan Pietro Vieusseux, Pietro Giordani e Niccolò Tommaseo, Diego Martelli e Carlo Lorenzini, si è imposta come una vera e propria dinastia pittorica.
A fornire lo spunto per accendere un focus su Giovanni Signorini (1808-1864), soprannominato per le qualità di vedutista prediletto da Leopoldo II di Lorena “il Canaletto fiorentino”, e sul figlio Telemaco, dando conto del ruolo determinante di Firenze nel definirsi delle rispettive personalità, è stato il fortunato recupero di un importante carteggio di Telemaco con l’illustre genitore e con il fratello minore Paolo.
Oltre a fare rivivere l’affascinante scenario entro cui si è dipanata la loro vicenda artistica, la mostra si prefigge sia di fare emergere le ascendenze del capostipite sul figlio pittore, sia di documentare l’evoluzione della pittura di paesaggio in Toscana, dalla raffigurazione tardo romantica, secondo i modelli di Claude Lorrain e Nicolas Poussin, alla moderna estetica figurativa del periodo di maggior combustione della macchia, di cui Telemaco è stato tra gli sperimentatori più audaci, promuovendone un’inedita interpretazione, anticipatrice dell’aggiornamento della cultura figurativa del XIX secolo.
La rassegna, curata da Elisabetta Matteucci e Silvio Balloni, negli ampi saloni di Palazzo Antinori, si articola in otto sezioni che, attraverso una mirata selezione di oltre sessanta dipinti tra i più celebri dei due Signorini affiancati da attentissimi confronti, faranno rivivere una delle stagioni più fertili della cultura toscana, che tanto ha contribuito a conferire a Firenze quell’ “immagine ideale” di città europea.

Il visitatore si trova al centro di un percorso a dir poco magico, evocato nella rappresentazione straordinaria di un’anima urbana, da tempo dimenticata dalle guide, specchio di un microcosmo pulsante di vita, spettacolare nella sua monumentalità e al tempo stesso raccolto nella calda dimensione domestica. È di questo mondo lontano e nostalgico, ancora improntato ad un canone di bellezza e schietta semplicità, che la pittura di Giovanni e Telemaco Signorini, rappresentata da autentiche pietre miliari concesse da prestigiose collezioni private e dalla Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, si fa interprete, veicolando, in un’epoca come la nostra segnata da profonde tensioni e incertezze, un messaggio di grande ottimismo e speranza.
Messaggio perfettamente condiviso dalla famiglia Antinori che, fedele ad una secolare tradizione mecenatistica, ha affidato all’arte il compito di tramandare e raccontare la propria storia, confermando l’impegno che da sempre la contraddistingue nel recupero e nella valorizzazione di quanto di meglio la Toscana ha prodotto.


Fino al 10 novembre 2019


Nicoletta Curradi

martedì 17 settembre 2019

Alla Galleria Frascione di Firenze la mostra RAM tra Novecento e Metafisica




La Galleria Frascione Arte di Firenze dal 19 settembre al 7 dicembre 2019 ospita “RAM Tra Novecento e Metafisica. La natura ricreata”, la prima grande mostra monografica organizzata in questa città dedicata ad uno tra gli artisti fiorentini più importanti della prima metà del Novecento: Ruggero Alfredo Michahelles (Firenze, 1898-1976), in arte RAM.
Curata da Susanna Ragionieri, la mostra è stata possible grazie alla consulenza e alla preziosa collaborazione del curatore dell’Archivio THAYAHT & RAM di Firenze, Riccardo Michahelles, un evento unico per poter ammirare una ricca selezione di opere dell’artista, provenienti per l’occasione da prestigiose collezioni private.
Nelle sale della galleria di via Maggio sono esposte infatti 34 opere di RAM, fratello del celebre Thayaht, tra cui sculture, disegni, collage e dipinti che spaziano dai primi anni Venti fino alla seconda metà degli anni Sessanta. Alcune di esse esposte per la prima volta.
Poliedrica figura di artista attivo come pittore, scultore, illustratore, graphic designer e incisore, con interessi nel mondo della scenografia teatrale, della moda, dell'architettura, RAM rappresenta appieno il prototipo di intellettuale cosmopolita, «a cui l'arte - come scrisse Raffaello Franchi già nel 1926 - riesce positiva e precisa, pur cambiando ispirazione e forma». Nella tensione astraente, sintetica e consapevolmente decorativa delle sue opere come nell'adozione dei differenti linguaggi, sempre finalizzati alla ricerca di una bellezza capace di farsi interprete del proprio tempo, è da riconoscersi una voce fra le più significative e profonde di quello spirito di modernità che caratterizza e attraversa tutta la prima parte del XX secolo, definendone la complessa e talvolta controversa atmosfera.
La mostra illustra il percorso compiuto dall'artista fiorentino dagli anni Venti agli anni Sessanta del Novecento. Del primo decennio sono quindi visibili le influenze iniziali dello stilismo di Dominique Ingres compenetrate dai riflessi «tra fiammingo e caravaggesco» delle opere italiane studiate nei musei.
Del decennio successivo invece emerge con forza la sua personale esperienza «neo-metafisica», in cui entrano in gioco tangenze con gli «Italiens de Paris» attivi nella capitale francese: Alberto Magnelli, Mario Tozzi, Renato Paresce e soprattutto Giorgio de Chirico. Il tema della «natura ricreata» attraverso l'indagine di una bellezza pura e trascendente, resta alla base di una serie di ritratti che giungono a toccare gli anni Quaranta e si va rafforzando anche nel decennio successivo. Rappresentativi della produzione del pieno dopoguerra, è il ciclo degli acrobati e dei saltimbanchi che vanno a dialogare con le lontane radici del Picasso blu e rosa. Nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta, RAM si orienta verso il mondo astraente delle forme, dei nudi frammento e dell’illuminazione in un puro e libero gioco di ritmi, colore e luce compiuto sull'orlo dell'assoluto.

La mostra è inserita nel calendario degli eventi della Florence Art Week che si terrà in occasione della 31a BIAF -  Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze e resterà aperta al pubblico fino al 7 dicembre 2019.

Nicoletta Curradi 

giovedì 12 settembre 2019

"La botanica di Leonardo" nel cinquecentenario della scomparsa del genio vinciano




Un grande evento a Firenze nel cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci: la mostra "La botanica di Leonardo" al Museo di Santa Maria Novella, che si tiene dal 13 settembre al 15 dicembre 2019. L’esposizione permette di  scoprire gli studi del Maestro sulle forme e sulle strutture del mondo vegetale attraverso il suo sguardo di pensatore “sistemico", evidenziando le connessioni fra arte, scienza e natura e le relazioni fra i diversi ambiti del sapere. Il percorso espositivo prevederà un intreccio di fogli originali - custodi di intuizioni di assoluto rilievo nella storia della botanica -, esemplari reali di piante, installazioni per l’interazione uomo-pianta. La mostra si propone così quale spunto di riflessione trasversale che si apre a un discorso contemporaneo sull'evoluzione scientifica e la sostenibilità ecologica.
L’ideazione e lo sviluppo sono state affidate a Stefano Mancuso, una tra le massime autorità mondiali nel campo della neurobiologia vegetale, Fritjof Capra, fisico e teorico dei sistemi fondatore e Direttore del Center for Ecoliteracy a Berkeley in California e Valentino Mercati, fondatore e presidente di Aboca. Il coordinamento scientifico è di Valentina Zucchi, MUS.E. L’ideazione e la produzione sono di Aboca con la collaborazione del MUS.E e il patrocinio del Comune di Firenze.

 

 

 La mostra

La Botanica di Leonardo. Per una nuova scienza tra Arte e Natura è una mostra ideata e prodotta da Aboca, in collaborazione con il Comune di Firenze.
La mostra approfondisce le riflessioni di Leonardo sulle forme e sulle strutture del mondo vegetale sottolineando la sua originale sintesi fra arte e natura e le caratteristiche del suo pensiero scientifico, che possiamo definire “universale” nello studio ampio e organico dei diversi ambiti del sapere.
Dalla fillotassi alla dendrocronologia, gli scritti e i disegni di Leonardo registrano infatti intuizioni di assoluto rilievo nella storia della botanica, generate dal suo acuto spirito di osservazione e dalla sua continua attività sperimentale, che vanno a delineare una visione dinamica della scienza – ricca di implicazioni e riferimenti anche nella contemporaneità.


I poliedri a Firenze

La mostra vive anche in alcuni dei luoghi più importanti di Firenze:
  • Piazza Santa Maria Novella
  • Piazza della Signoria
  • Piazza della Stazione
  • la Fortezza da Basso
Qui sarà possibile ammirare le riproduzioni su larga scala dei poliedri che Leonardo ha disegnato per il manoscritto De Divina Proportione di Luca Pacioli, simboli della visione leonardiana del rapporto tra uomo e natura.

Biglietti

Cumulativo Mostra + Complesso di Santa Maria Novella
Intero € 10,00 – Ridotto € 7,50 (11-18 anni)
Gratuito residenti nel Comune di Firenze (tenuti ad esibire documento di identità), bambini fino a 11 anni non compiuti.

Visite guidate disponibili in italiano e inglese, con prenotazione.
Intero € 5,00
Ridotto € 2,50 (residenti Città Metropolitana)
Doppio ingresso: Piazza della Stazione 4 / Piazza Santa Maria Novella (Basilica) - 13 settembre – 15 dicembre 2019